Nelle mie ultime dichiarazioni non c’è nulla di diverso da quello che ho detto nei mesi scorsi.
Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni di Pavia, è tornato sul caso di Pietracatella e all’Ansa ha ribadito che la sola certezza al momento è rappresentata da una presenza massiccia di ricina: la tossina che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia di quindici anni, Sara Di Vita.
Non abbiamo certezze – ha aggiunto il tossicologo che ha scoperto la presenza del veleno nei campioni di sangue delle due donne – non sono in grado di dire se quanto è accaduto sia stato accidentale o volontario, ha precisato il direttore del Maugeri.
In effetti la posizione di uno dei massimi esperti nel campo in Italia l’aveva già spiegata più volta, fin da quando nel suo istituto dopo aver campionato oltre mille sostanze era spuntata fuori la ricina.
Questo perché il Maugeri è organico al protocollo che ha proprio in questa tossina uno degli elementi da tenere sotto controllo nell’ambito del programma sulle Armi Chimiche e sul possibile impiego a scopi terroristici.
Non è questo l’ambito, anche questa è una certezza. Ma rispetto alla letteratura, la quantità di ricina trovata negli organi di Sara e Antonella ha messo gli investigatori su una pista precisa: quella del duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione dall’uso del veleno.
La posizione considerata prudente espressa da Carlo Locatelli nell’ultima intervista tuttavia non si discosta da quella messa nero su bianco nella prima relazione e nelle 800 pagine del resoconto delle autopsie. Noi non sappiamo cosa abbiano in mano gli investigatori – ha ribadito lo scienziato – noi facciamo i medici e non i poliziotti o i magistrati
Questo aveva già detto lo scorso 12 maggio a Telemolise durante la trasmissione di Ingresso Libero sul giallo di Pietracatella: “Nella letteratura scientifica, questo è primo caso letale con una quantità così consistente di veleno, di ricina”.
Una quantità tale di veleno, quasi certamente ingerita da Sara e Antonella, ha confermato Carlo Locatelli che, se dal punto di vista scientifico non esclude l’accidentalità, sul piano investigativo costituisce un punto fermo difficile da rimuovere. La verità sta sotto questo macigno intorno al quale da mesi stanno scavando la Procura di Larino e la Squadra Mobile di Campobasso.



