Un caso con troppi punti oscuri, quello della morte di Gianpiero Panichella, il giovane chef di 27 anni di Riccia. Poco dopo l’una del 25 luglio fu trovato a terra, sotto il balcone della casa dove viveva a Menton, in Francia, vicino Nizza. Era ancora vivo. Spirò due ore e mezza dopo in ospedale. Sul corpo, come poi l’autopsia ha rilevato, segni, anche intorno al collo, anche interni. Gli investigatori della polizia francese hanno ipotizzato un possibile coinvolgimento di terzi. Un’ipotesi messa nero su bianco anche dal medico che ha eseguito l’esame sul corpo di Gianpiero. Una storia sulla quale la procura nizzarda indaga. Fascicolo aperto. Maria, la madre del giovane di Riccia e Jessica, la sorella, non mollano la presa. Non hanno mai creduto all’ipotesi, eventuale, del suicidio e vogliono capire cosa sia successo. Morte sospetta. “Perchè Gianpiero è stato aggredito il sette luglio? Chi ce l’aveva con lui? I messaggi, i suoi profili social, sono al vaglio degli inquirenti. Poi – sostengono i famigliari – nella clinica psichiatrica in cui è stato ricoverato il giorno dopo l’aggressione, perché ha fatto bonifici di alcune migliaia di euro a una persona con cui aveva rapporti? Perchè non abbiamo ancora accesso alla sua cartella clinica, – continuano – perchè non ci dicono con chiarezza quando è stato dimesso, anche se sappiamo il 21 luglio, pochi giorni prima della morte?” ripete la madre. Dal conto di Gianpiero mancavano circa 60mila euro. La famiglia non ha mai nascosto i problemi con la droga che il ragazzo aveva; era stato ai servizi sociali, ma lavorava, era anche ben retribuito. In che giro era finito? Domande alle quali stanno cercando di dare risposte gli investigatori. La famiglia di Gianpiero Panichella è seguita, nell’inchiesta transalpina, dall’avvocato Margherita Viale e in Francia ha presentato denuncia per abuso di debolezza, in Italia si chiama circonvenzione di incapace. A Campobasso, poi, il 26 agosto, tre giorni prima del funerale, in Questura ha formalizzata un’altra denuncia con la richiesta di riesumazione del corpo per ulteriori approfndimenti. Si attende un’eventuale decisione in proposito della magistratura molisana. Così come si attendono i risultati degli esami tossicologici richiesti. Maria e Jessica hanno nominato un loro consulente, il docente e medico legale Pietrantonio Ricci, che si è già occupato in passato del caso Biondo, in Spagna. Anche per lui ci sono punti oscuri in questa triste vicenda.



