Una gravissima emergenza umanitaria strutturale, aggravata dalle ondate di caldo di quest’estate, senza che le politiche governative offrano alcuna soluzione efficace e, anzi, andando in alcuni casi ad aggravare le criticità. Ad offrire questo quadro è il rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone, un appuntamento ormai consueto per fare il punto su quanto avvenuto nei primi mesi dell’anno all’interno del sistema penitenziario italiano. Partendo dai numeri in continua crescita, il sistema penitenziario italiano ha raggiunto livelli di saturazione insostenibili. Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Si tratta di numeri che non si registravano dal 2013, anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti. La situazione è fuori controllo in intere regioni: la Puglia guida il triste primato con un tasso del 180,4%, seguita da Molise (165,9%), Basilicata (162,5%) e Lombardia (157,9%). A questo si aggiunge la disperazione dei detenuti: sempre stando al rapporto, nei primi sette mesi del 2026 almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l’autolesionismo è in forte aumento, con il 9,3% dei detenuti che ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi e il costante ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi.



