Riceviamo e pubblichiamo la nota del Consigliere comunale di Forza Italia a Campobasso, Nicola Cefaratti
“La citta’ che conosciamo e’ stata progettata per un clima che sta cambiando. Alberi, ombra, acqua e suoli permeabili devono entrare nella pianificazione urbana con la stessa importanza di strade, marciapiedi e illuminazione.
Dal verde ornamentale al verde necessario
Da sempre abbiamo considerato il verde urbano come un elemento estetico: un albero lungo una strada, un’aiuola in una piazza, un giardino pubblico erano elementi capaci di rendere piu’ gradevole la citta’. Oggi questa interpretazione non e’ piu’ sufficiente. Il cambiamento climatico sta modificando il modo in cui dobbiamo progettare e trasformare le citta’. Estati piu’ calde e prolungate, periodi siccitosi e precipitazioni concentrate in intervalli sempre piu’ brevi mettono in discussione spazi pubblici concepiti per condizioni climatiche differenti.
E’ un problema che riguarda le grandi metropoli, ma sarebbe un errore pensare che non interessi Campobasso. La sua altitudine e il clima storicamente piu’ fresco non possono rappresentare un alibi per rinviare una riflessione che proprio oggi puo’ essere affrontata con maggiore consapevolezza. La domanda e’ semplice: come sara’ vivere gli spazi pubblici di Campobasso nei prossimi anni?
L’architetto e urbanista Carlo Ratti docente al M.I.T. di Boston, propone un concetto particolarmente efficace: vegetazione e ombra devono diventare infrastrutture essenziali, come le strade. Significa smettere di considerare l’albero come cio’ che viene inserito alla fine di un progetto, nello spazio rimasto dopo carreggiate, parcheggi, sottoservizi e pavimentazioni. L’albero dovrebbe diventare uno degli elementi a partire dai quali lo spazio pubblico viene progettato.
Leggere Campobasso attraverso l’ombra
Le riflessioni del Prof. Francesco Ferrini, ordinario della cattedra di Arboricoltura presso l’Università di Firenze, aggiungono un ulteriore elemento: le aree periferiche dei contesti urbani sono le aree maggiormente vulnerabili in e sono anche quelle caratterizzate da minore copertura arborea, meno ombra e temperature estive piu’ elevate. Il verde diventa quindi anche una questione di equità urbana.
Un albero non produce soltanto un miglioramento estetico: riduce l’effetto isola di calore, contribuisce ad abbassare la temperatura dell’aria e delle superfici, intercetta parte degli inquinanti, limita il deflusso delle acque meteoriche, assorbe anidride carbonica, mitiga il rumore e contribuisce al benessere fisico e psicologico delle persone. E’, a tutti gli effetti, un’infrastruttura ambientale e sanitaria.
Osservando Campobasso durante una di queste giornate estive cambia il modo di leggere la citta’: dove possiamo passeggiare all’ombra? Dove possiamo fermarci senza subire il caldo estremo? Quali superfici accumulano calore? Quali percorsi pedonali sono protetti e quali completamente esposti? Campobasso possiede un patrimonio verde importante, ma non basta contare gli alberi: occorre valutarne soprattutto la distribuzione, con particolare attenzione a piazze, parcheggi, scuole, impianti sportivi, fermate del trasporto pubblico e percorsi frequentati da anziani e bambini. E’ qui che il verde smette di essere decorazione e diventa servizio pubblico.
Non solo tanti alberi, ma dove servono
Uno degli errori piu’ frequenti nelle politiche ambientali e’ trasformare la quantita’ nell’obiettivo. Mille alberi o diecimila alberi sono numeri efficaci nella comunicazione, ma urbanisticamente dicono poco. La domanda piu’ utile non e’ quanti alberi piantiamo?, ma dove servono davvero?
Per Campobasso questa domanda potrebbe diventare il punto di partenza di una nuova strategia. Sarebbe utile costruire una vera mappa del bisogno di verde, mettendo in relazione copertura arborea esistente, temperature superficiali, impermeabilizzazione del suolo, densita’ abitativa, scuole, servizi pubblici, percorsi pedonali, fermate degli autobus e spazi di aggregazione. Dati satellitari, sistemi informativi territoriali e rilievi del patrimonio arboreo permettono oggi di farlo. La tecnologia, pero’, deve rimanere uno strumento: l’obiettivo e’ capire dove un investimento pubblico possa produrre il maggiore beneficio possibile.
Un’alberatura davanti a una scuola, lungo un percorso pedonale molto frequentato o in una piazza completamente esposta puo’ avere un valore sociale e climatico molto superiore rispetto alla stessa quantita’ di alberi collocata dove il verde e’ gia’ abbondante.
Piantare non basta
Oltre a quanto detto, bisogna aggiungere un’altra importante considerazione: Piantare un albero non significa necessariamente creare verde urbano di qualita’. Gli alberi sono organismi viventi che richiedono spazio, terreno adeguato, acqua e manutenzione. Troppo spesso chiediamo loro di crescere in pochi metri cubi di terreno compattato, circondati da asfalto e pavimentazioni e con pochissimo spazio per le radici. Quando emergono problemi con marciapiedi e carreggiate, spesso e’ lo spazio urbano a non essere stato progettato correttamente per accoglierli.
Una politica seria del verde dovrebbe quindi accompagnare alle nuove piantagioni la scelta delle specie appropriate, la disponibilita’ di spazio radicale, la qualita’ del terreno, il drenaggio, l’approvvigionamento idrico e una manutenzione programmata. Il vero risultato non e’ piantare oggi mille giovani alberi: e’ poterli vedere ancora sani e maturi tra trent’anni.
Caldo e carenza idrica: due facce dello stesso problema
Accanto al caldo, Campobasso dovra’ confrontarsi sempre piu’ anche con la disponibilita’ della risorsa idrica. La carenza d’acqua non e’ un problema separato dall’urbanistica. Per decenni abbiamo impermeabilizzato il suolo e progettato la citta’ considerando l’acqua meteorica soprattutto come qualcosa di sempre disponibile ed abbondante e da allontanare rapidamente attraverso caditoie e reti di drenaggio.
Il paradosso e’ evidente: periodi siccitosi possono alternarsi a precipitazioni brevi e intense, ma gran parte dell’acqua che cade sulla citta’, anziche’ infiltrarsi nel terreno o essere recuperata, viene rapidamente convogliata verso valle. La Campobasso del futuro dovra’ imparare non soltanto a consumare meno acqua, ma anche a trattenerla, infiltrarla e riutilizzarla.
Per Campobasso questo puo’ significare incrementare le superfici permeabili, introdurre aiuole drenanti e sistemi di drenaggio urbano sostenibile, recuperare le acque meteoriche degli edifici pubblici per l’irrigazione e scegliere specie vegetali compatibili con le condizioni climatiche locali. Verde e acqua diventano parti dello stesso progetto: non ha senso programmare nuove alberature senza programmare contemporaneamente la risorsa necessaria a mantenerle. Ogni riqualificazione puo’ diventare una piccola infrastruttura di adattamento climatico, trasformando la pioggia da problema da smaltire a risorsa da conservare.
Una citta’ da percorrere a piedi anche d’estate
L’ombra e’ ormai una componente importante della mobilita’ urbana: Un marciapiede puo’ essere perfettamente accessibile, ma se rimane completamente esposto al sole nelle ore piu’ calde, per una persona anziana o fragile la sua effettiva fruibilita’ puo’ ridursi drasticamente. La qualita’ di un percorso pedonale dovrebbe quindi essere valutata non soltanto attraverso larghezza, pendenza e pavimentazione, ma anche attraverso il suo comfort climatico.
Pensiamo agli itinerari che collegano quartieri residenziali, centro, scuole, uffici, strutture sanitarie, terminal e fermate del trasporto pubblico. Costruire progressivamente una rete di percorsi ombreggiati potrebbe rappresentare una delle infrastrutture urbane piu’ interessanti per la Campobasso del futuro. Non servono necessariamente grandi opere: una sequenza ben progettata di alberi, piccole aree verdi, sedute ombreggiate e punti d’acqua puo’ modificare profondamente la qualita’ di una strada.
Progettare oggi l’ombra di domani
Gli alberi possiedono una caratteristica che li rende diversi da quasi tutte le altre opere pubbliche: se correttamente progettati e mantenuti, migliorano con il tempo. Una strada appena realizzata inizia lentamente a deteriorarsi; un albero, aumentando le proprie dimensioni, accresce invece la capacita’ di produrre ombra, mitigare il microclima e qualificare lo spazio pubblico.
Non si tratta di contrapporre automobili e alberi, parcheggi e giardini, superfici pavimentate e natura. Una citta’ deve garantire mobilita’, accessibilita’, attivita’ economiche e servizi, ma deve contemporaneamente assicurare ombra, permeabilita’ del suolo, disponibilita’ d’acqua e resilienza climatica.
La Campobasso del futuro non dovra’ quindi essere semplicemente piu’ verde. Dovra’ essere una citta’ capace di mettere l’albero giusto nel posto giusto, conservare l’acqua dove possibile, ridurre le superfici inutilmente impermeabili e progettare spazi pubblici vivibili anche in un clima diverso da quello al quale siamo stati abituati. Forse, tra trent’anni, giudicheremo le trasformazioni urbane di oggi non soltanto dalla qualita’ delle strade, delle piazze o degli edifici realizzati, ma anche dall’ombra che saremo stati capaci di lasciare.
Un moderno Piano del Verde per Campobasso
È sempre più necessario che Piano del verde di Campobasso sia adeguato e in linea con le più recenti indicazioni urbanistiche che vengono sempre più frequentemente esposte da architetti, ecologi e forestali.
Il passaggio decisivo dovrebbe essere quello dalla logica dell’intervento episodico a quella della pianificazione. Campobasso potrebbe dotarsi di un vero Piano del Verde e dell’Infrastruttura Ecologica Urbana, non limitato al censimento degli alberi, ma capace di dialogare con gli strumenti urbanistici e con la programmazione delle opere pubbliche.
Un piano in grado di individuare patrimonio esistente, criticita’, aree maggiormente esposte al caldo, superfici impermeabili, corridoi ecologici, fabbisogno di ombra e interventi prioritari, partendo dai luoghi piu’ sensibili: scuole, piazze, parcheggi, fermate del trasporto pubblico, percorsi pedonali e aree frequentate dalle fasce piu’ vulnerabili. L’obiettivo e’ passare da un insieme di alberi, aiuole e parchi a una vera rete ecologica urbana, nella quale vegetazione, acqua, mobilita’ pedonale e spazio pubblico siano parti di un unico sistema.
Purtroppo, mio malgrado, devo rilevare che chi governa oggi la Città, non pone attenzioni concrete ai temi della programmazione integrata, ritendo addirittura inutile avere in giunta un assessore all’urbanistica e non affrontando realmente nessun tema di vera programmazione strategica. Non risultano prodotti atti che trattino in maniera correlata e coordinata i temi dell’urbanistica, dell’impatto sulla città delle nuove infrastrutture pubbliche, della mobilità sostenibile e delle reti ecologiche urbane a dimostrazione della assoluta mancanza di visione di chi governa oggi la Città.
Ing. Nicola Cefaratti



