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lunedì, Agosto 10, 2026

Il prezzo del silenzio

EditorialiIl prezzo del silenzio

di Antonello Catelli*

Giovedì 30 Luglio, a Ceuta, in meno di 24 ore 70.000 migranti dal Marocco hanno dato origine alla peggior crisi migratoria mai registrata in territorio spagnolo.

Durante le operazioni di contenimento, si sono verificati lanci di pietre e scontri diretti con le forze dell’ordine e la città è stata letteralmente presa d’assalto con negozi in fiamme e residenti costretti a barricarsi in casa. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato “Quanto accaduto ieri è stato un attacco, una violazione dell’integrità territoriale della Spagna”.

Leggendo queste notizie, si potrebbe commettere l’errore di pensare che questo sia un caso isolato, che le problematiche legate all’immigrazione irregolare riguardino solo gli altri paesi, ma la realtà è ben diversa in Italia e in particolar modo in una città come la nostra Campobasso. Negli ultimi mesi, gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno, nonostante le rassicurazioni della Sindaca Forte, la quale in più occasioni ha affermato che la situazione fosse sotto controllo e monitorata costantemente.

Personalmente ritengo sia facile affidarsi agli slogan politici, al classico grido “i giovani sono il futuro”, ma sentendo ciò una domanda sorge spontanea in che modo si tenta di tutelarli? Ignorando i loro appelli? Minimizzando le loro preoccupazioni? Ribadendo che la città è sicura e che la nostra è solo percezione?
Ma soprattutto, continuando a ignorare il vero problema dell’insicurezza, in che modo possiamo essere un polo culturale che attrae giovani se non siamo in grado di garantire la sicurezza per quelli che sono già qui? Sono un ragazzo anche io e sono immerso nella quotidianità dei miei coetanei, i quali hanno sempre più paura ad uscire la sera e la soluzione, secondo l’amministrazione, quale sarebbe, chiudere anticipatamente i locali? Davvero con queste decisioni si crede di riuscire ad invertire il trend dello spopolamento, della cosiddetta “fuga di cervelli”?
Le politiche degli ultimi mesi sono la chiara dimostrazione, di una classe dirigente che non ha più aderenza con la realtà, che molto probabilmente preferisce tutelare i consensi piuttosto che i propri cittadini. L’obiettivo è solo quello di mascherare la nostra arretratezza, sostenendo economicamente e politicamente manifestazioni e sfilate in nome dell’emancipazione e inclusività. Le stesse energie e risorse potrebbero e dovrebbero essere usate per garantire l’ordine e la sicurezza in città.
La risposta finale non deve essere la rassegnazione, questi fenomeni non possono essere normalizzati. Non può esistere che un genitore debba avere il timore di lasciare la propria figlia all’entrata di scuola per paura che subisca molestie, oppure come accaduto in Via Nobile, dove due ragazzine di 13 e 14 anni sono state trascinate con forza nel retro di un supermercato e palpeggiate e toccate nelle loro parti intime contro la loro volontà, la loro colpa? Avevano acquistato un gelato prima di fare rientro a casa.
Gli appelli sono stati tanti, le richieste dei cittadini ovviamente ignorate, e ora un semplice comunicato in cui l’amministrazione comunale condanna quanto accaduto. Si poteva pensare ad un’azione di prevenzione invece si preferisce minimizzare ogni volta. Il trauma subito da quelle due ragazzine le accompagnerà per il resto della vita, private della loro innocenza senza alcuna colpa.
E’ davvero questa la città in cui vogliamo vivere? Vogliamo davvero far finta di nulla per sembrare più emancipati? Davvero è sufficiente urlare ai microfoni del pride che la città è sicura per renderla tale?
Questi episodi non sono frutto del caso, ma di anni di buonismo e giustificazionismo, ma ignorare i problemi non aiuta a risolverli anzi, va nella direzione opposta. La scelta di rimanere passivi sta plasmando la nostra realtà quotidiana e preannunciando il futuro simile a paesi come Belgio, Francia e Inghilterra dove i cittadini non sono più liberi di vivere una vita degna di essere vissuta.
*Capo Dipartimento Esteri Lega Molise

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