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mercoledì, Luglio 22, 2026

Torre Covid, Iorio: “Pandemia finita, responsabilità di essere pronti no”

AttualitàTorre Covid, Iorio: "Pandemia finita, responsabilità di essere pronti no"

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Michele Iorio, Consigliere regionale delegato  al Coordinamento FSC – Fondi Europei – PNRR

“Durante gli anni della pandemia da Covid ho chiesto ripetutamente che venisse realizzato
un Centro Covid a Larino, da trasformare successivamente in un centro pandemico a
servizio non solo del Molise, ma anche delle regioni limitrofe.
Di fronte alla contrarietà dell’allora governo regionale e a un consenso intermittente delle
opposizioni, favorevoli un giorno e contrarie quello successivo, siamo arrivati alla fine
dell’emergenza senza che il Molise disponesse di una struttura dedicata. Una miopia
politica che ha avuto conseguenze pesanti: tutti gli ospedali pubblici molisani sono stati
costretti a trasformarsi in centri Covid, hub e spoke, con inevitabili ripercussioni
sull’ordinaria attività sanitaria.
Quando, nell’agosto 2023, sono stato nominato assessore regionale con delega al PNRR,
ho trovato una programmazione già approvata e avviata da due anni, che prevedeva la
realizzazione del Centro pandemico regionale presso la cosiddetta Torre Covid di
Campobasso.
Non ho commesso l’errore che, a mio avviso, è stato fatto in passato da altri governi
regionali: cancellare progetti soltanto perché non condivisi da chi subentra. È quanto
accaduto, ad esempio, con il progetto dell’Autostrada del Molise, che, se fosse stato
portato avanti, probabilmente oggi, a distanza di tredici anni, sarebbe già una realtà.
Ho scelto, invece, di proseguire il lavoro già avviato con i fondi del PNRR, accelerando
l’attuazione del progetto e individuando le soluzioni necessarie per il raggiungimento dei
target previsti. In questo modo abbiamo evitato che la Regione Molise, e quindi i cittadini
molisani, si trovassero a dover restituire oltre 10 milioni di euro senza ottenere in cambio
una struttura dedicata alle emergenze pandemiche, esterna agli ospedali pubblici.
Questa mattina ho effettuato un sopralluogo presso la cosiddetta Torre Covid. Ho trovato
una struttura organizzata esattamente come dovrebbe essere un moderno centro
pandemico: 14 posti letto di terapia intensiva, 21 di terapia sub-intensiva, sala operatoria,
diagnostica per immagini e tutti gli spazi necessari per assistere pazienti affetti da malattie
infettive anche in presenza di altre patologie.
Si tratta di una struttura sanitaria moderna, progettata per garantire cure adeguate durante
eventuali future pandemie, senza compromettere l’attività degli ospedali pubblici. Il suo valore aggiunto è proprio quello di essere separata dall’ospedale, evitando così di
bloccare l’assistenza ai pazienti non contagiati.
In questi mesi ho preferito non rispondere alle critiche di chi si è chiesto quale fosse il
senso della Torre Covid accanto al Cardarelli, nel momento in cui si discute del possibile
trasferimento dell’ospedale presso l’ex Cattolica.
La risposta è semplice ed è contenuta nella premessa.
Gli anni del Covid ci hanno lasciato insegnamenti che non possiamo permetterci di
dimenticare.
Il primo è che il Molise non può concentrare tutta la propria sanità in un unico ospedale:
una nuova pandemia potrebbe compromettere l’intero sistema sanitario regionale.
Il secondo è che il Molise deve dotarsi di un centro pandemico autonomo e separato
dall’ospedale pubblico, per limitare il rischio di diffusione dei contagi e garantire, nello
stesso tempo, la continuità delle cure per tutti gli altri pazienti.
Per questo è importante che tale struttura sia collocata in prossimità dell’ospedale di
Campobasso, sia esso l’attuale Cardarelli o, in futuro, l’ex Cattolica. Una struttura
autonoma, ma facilmente raggiungibile dagli specialisti chiamati a intervenire su pazienti
contagiati affetti anche da altre patologie.
È una scelta di buon senso, una garanzia per il futuro e una necessità per il Molise e per
tutti i molisani.”

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