
Giorgia Meloni punta a chiudere entro settembre la partita della nuova legge elettorale. L’iter, già avviato in Parlamento, dovrebbe portare ad un primo passaggio alla Camera nel mese in corso e al più tardi in autunno quello al senato. L’obiettivo è quello di arrivare al voto anticipato di aprile, esiste anche una data, l’11 aprile, con i giochi già fatti. La legge, in sintesi, prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza. La coalizione che supera il 42% dei consensi si aggiudica un premio di 70 parlamentari alla Camera e 35 al senato. Le liste dei partiti saranno elenchi bloccati, quindi senza preferenze e così come predisposti dalle segreterie romane salvo qualche mediazione con i territori. In Molise non ci sarà premio di maggioranza e quindi i 4 parlamentari destinati alla nostra regione saranno tutti eletti col sistema proporzionale puro. Così come sono al momento i rapporti di forza in campo, nella coalizione progressista i consensi maggiori è destinato a raccoglierli il PD, nettamente favorito sui 5 stelle, e nella coalizione di centrodestra la prima posizione è destinata ampiamente ad essere conquistata da Fratelli d’Italia, nettamente in vantaggio sui concorrenti di Forza Italia e Lega. Tradotto in termini di risultato, lo scenario produce due eletti in Fratelli d’Italia, un senatore e un deputato, e la stessa cosa in casa del Partito democratico: un deputato e un senatore.
Quello che sarà interessante capire è come conciliare, nel centrodestra, le aspettative dei parlamentari uscenti di Fratelli d’Italia con le aspirazioni dei nuovi concorrenti che stanno avanzando in altre formazioni. Nuovi concorrenti che, per giocarsi la partita, tuttavia dovrebbero spostarsi in Fratelli d’Italia. Un rebus di difficile soluzione. Più semplice il quadro nel campo progressista e, segnatamente, nel Partito democratico. Qui il campo più che largo è apaerto, aperto ad un accordo complessivo che mette sul piatto sia le politiche che le prossime regionali. Fuori gioco i 5 Stelle, il PD avrebbe dopo anni la possibilità di comporre una serie di divisioni interne e andarsi a giocare unito la partita tanto per le Politiche quanto per le regionali del 2028.



