Le conclusioni di Benedetta Pia De Luca sono arrivate alla Procura di Larino. Con la conferma che a provocare la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vità è stata la ricina.
Sulla relazione finale della dottoressa che ha eseguito l’autopsia mancano ancora le firme dei periti che compongono il collegio, ma la il risultato non si discosta da quello che era già emerso.
La verifica incrociata dei dati, contenuti nel dossier del direttore del Maugeri di Pavia, avverrà ora a Berlino, in questo complesso di laboratori che compongono il Robert Koch Institute, dove lavorano i massimi esperti nel campo della ricina, diretti da Christian Herzog.
Qui, da poche ore, sono arrivati i bidoni partiti dall’Istituto Zooprofilattico del Molise, nei quali con l ghiaccio secco a meno 20 gradi, sono contenuti gli alimenti e lo scatolame sequestrato nella casa di Pietracatella, ormai sei mesi fa.
Martedì in Germania, cominceranno gli esami dei campioni di sangue, prelevati tre giorni fa ad Alice e Gianni Di Vita, per capire se padre e figlia hanno anticorpi al potentissimo veleno estratto dai semi di ricino. Un esame per il cui esito bisognerà attendere due mesi. Entro la fine di luglio, invece, Herzog e la sua equipe dovranno ripetere quello che è stato già fatto al Maugeri.
Qui il professor Carlo Locatelli ha isolato nel sangue di Antonella 722 nanogrammi di ricina per millilitro. Nel sangue di Sara c’era ancora meno veleno, 630 nanogrammi, ma una quantità tale da provocare la distruzione di organi e tessuti.
Che la ricina si trovi nelle vicinanze di Pietracatella, non giustifica una preparazione tale da poter ipotizzare l’impiego di un veleno così letale, anche in dosi infinitesimali. Chi ha eventualmente progettato l’uso della ricina è andato vicino al delitto perfetto?
Una domanda alla quale dovranno dare risposta tutti gli esami ancora previsti. Al momento, con quello che gli investigatori hanno a disposizione, non è ancora stato possibile stabilire se la sostanza tossica sia stata inalata o ingerita. Differenza sostanziale nella preparazione della tossina. Con le tute e le attrezzature sofisticatissime, probabilmente ai primi di agosto, gli uomini del Koch Institute riapriranno il portone di casa Di Vita. Dovranno cercare la ricina sui mobili, i vestiti, le suppellettili e ogni altro oggetto ritenuto necessario.
Ad affiancare gli uomini della Mobile, anche il nucleo anticriminalità di Berlino.




