La riforma della disabilità introdotta dal decreto legislativo 62/2024 starebbe producendo effetti negativi nelle province di Abruzzo e Molise coinvolte nella fase sperimentale. È quanto denuncia la CGIL Abruzzo Molise sulla base dei dati elaborati dall’Osservatorio Previdenza della CGIL nazionale su fonte Inps. L’analisi evidenzia un netto calo delle domande di invalidità e inabilità nelle quattro province interessate dalla sperimentazione: Teramo e Isernia, entrate nel nuovo sistema dal 30 settembre 2025, e Chieti e Campobasso, coinvolte dal 1° marzo 2026. Secondo il sindacato, la diminuzione delle richieste rischia di tradursi nella rinuncia a prestazioni economiche e sociali fondamentali, come indennità di accompagnamento, terapie ed esenzioni sanitarie, con conseguenze dirette sull’accesso ai diritti delle persone con disabilità. I dati mostrano una flessione significativa delle domande. In Abruzzo, Teramo registra una diminuzione del 23,45% nel periodo ottobre 2025-aprile 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 4.951 a 3.790 richieste. Ancora più marcato il calo a Chieti, dove tra marzo e aprile 2026 le domande sono scese da 1.684 a 1.023, con una riduzione del 39,25%. Situazione analoga in Molise. A Isernia le istanze sono diminuite del 24,05%, passando da 1.393 a 1.058, mentre a Campobasso si registra il dato più critico: da 1.106 a 665 domande, pari a un calo del 39,87%, superiore anche alla media nazionale delle province interessate dalla sperimentazione.
Preoccupano inoltre i dati relativi al modulo AP70, necessario per l’erogazione delle prestazioni economiche. Le mancate trasmissioni raggiungono il 19,88% a Isernia e il 16,46% a Teramo, valori in linea o superiori alla media nazionale. Nel corso della conferenza stampa tenuta a Pescara, alla presenza del segretario generale della CGIL Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, del coordinatore regionale Inca CGIL Mirco D’Ignazio e del responsabile regionale per le politiche della disabilità Claudio Ferrante, il sindacato ha ribadito le criticità già segnalate nei mesi scorsi. Tra queste, i costi dei certificati introduttivi, il ridimensionamento del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la mancata attuazione dei percorsi di vita individuale, attribuita anche alla scarsità di risorse disponibili. La CGIL segnala inoltre ulteriori difficoltà derivanti dalle recenti modifiche normative sulla non autosufficienza e sulle misure rivolte agli over 70. Per il sindacato, la riforma rischia di trasformarsi da strumento di semplificazione a ostacolo per l’accesso ai diritti. Da qui l’appello al Governo affinché riveda il percorso intrapreso e alle Regioni Abruzzo e Molise perché si facciano promotrici di correttivi e di maggiori risorse per garantire una piena attuazione della riforma.



