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martedì, Maggio 26, 2026

Giallo Pietracatella, Gianni e Alice di nuovo in Questura per essere ascoltati

AperturaGiallo Pietracatella, Gianni e Alice di nuovo in Questura per essere ascoltati

Per la quarta volta dovranno rispondere alle domande di Elvira Antonelli e Marco Graziano. Gianni Di Vita e sua figlia Alice, nelle prossime ore, saliranno di nuovo le scale che portano al primo piano della Questura, negli uffici della Squadra Mobile.
Restano persone offese, nel procedimento aperto dalla Procuratrice di Larino contro ignoti, per omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dall’uso del veleno.
Quel veleno, la ricina, che ha reso tutto maledettamente complicato, in un’indagine che somiglia sempre di più ad un giallo la cui soluzione appare al momento inestricabile.
Da un lato ci sono due donne che hanno perso la vita: madre e figlia avvelenate da una tossina potentissima la cui esistenza fino allo scorso marzo era ignota ai più.
Dall’altro i sopravvissuti che appartengono alla stessa famiglia: padre e figlia che, ad oggi, non hanno saputo dare una spiegazione a ciò che è accaduto, ma che non sono esenti dalle attenzioni degli investigatori.
Fonti investigative, nelle scorse settimane, hanno ristretto a quattro, cinque persone il cerchio dei sospetti. Ma nessuno, come ha ripetuto anche pubblicamente Elvira Antonelli, è iscritto fino ad oggi nel registro degli indagati.
Gli unici a rimanere ufficialmente indagati sono i cinque medici la cui posizione si è invece del tutto alleggerita proprio dal momento in cui la ricina è comparsa sulla scena.
Dopo aver ascoltato un centinaio di persone tra conoscenti, parenti e familiari stretti, si passano al setaccio proprio quegli interrogatori alla ricerca di qualche pezzo del racconto che non collima.
Intanto, i tempi delle indagini sono destinati ad allungarsi, dopo che la procura ha affidato un nuovo incarico al tossicologo Carlo Locatelli e a Daniele Merli Chimico forense e accordato una nuova proroga a Benedetta Pia De Luca. Quest’ultima dovrà consegnare la relazione sulle autopsie entro il 30 giugno. A sei mesi dai fatti, con una proroga che ormai, salvo fatti nuovi e clamorosi, appare inevitabile.

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