“Signora sono il maresciallo dei Carabinieri… le hanno clonato il documento di identità e intestato una macchina rubata a Termoli”.
Una voce calma, autorevole. Poi la richiesta di dati personali, di un numero di cellulare. È così che comincia uno dei tanti tentativi di truffa che, nelle ultime settimane, hanno preso di mira gli anziani dell’Alto Molise.
Un fenomeno in crescita nei centri di Agnone, Capracotta e Poggio Sannita, dove le telefonate arrivano spesso nelle ore più delicate della giornata, intorno a pranzo. Dall’altra parte, truffatori esperti che recitano copioni ormai rodati: falsi incidenti che coinvolgono figli o nipoti, pacchi da ritirare con pagamenti immediati, contratti da firmare o addirittura concorsi da sostenere.

E oggi, a rendere tutto ancora più insidioso, c’è anche l’uso dell’intelligenza artificiale: voci clonate, perfettamente simili a quelle dei propri familiari, capaci di ingannare anche chi conosce bene il rischio.
Ma qualcosa sta cambiando.
Grazie all’azione costante dei Arma dei Carabinieri, e in particolare della Compagnia di Agnone, il quadro si sta progressivamente ribaltando. Se in passato molte truffe andavano a segno, oggi, infatti, sempre più spesso si fermano al solo tentativo. Merito di un lavoro capillare fatto di controlli, indagini e soprattutto prevenzione.
Negli ultimi giorni, proprio a seguito delle segnalazioni dei cittadini, i militari hanno individuato e denunciato quattro persone di origine campana. Un risultato che conferma quanto la collaborazione tra istituzioni e comunità sia decisiva.
A sottolinearlo è anche il capitano Matteo Genovese: l’attenzione resta alta – ha detto l’ufficiale – ma la risposta del territorio è sempre più pronta e consapevole.
E proprio la prevenzione è la chiave di tutto. Gli incontri pubblici, le campagne informative, il dialogo diretto con la popolazione stanno facendo la differenza. Gli anziani, oggi, riconoscono più facilmente i segnali di pericolo, interrompono le chiamate sospette e si rivolgono subito alle forze dell’ordine.
Un lavoro che continuerà e che sarà ulteriormente rafforzato nei prossimi mesi.
Perché dietro ogni tentativo sventato c’è una persona protetta. E una comunità che, giorno dopo giorno, impara a difendersi.



