Cambio di passo importante per la Serie C. Con il comunicato ufficiale pubblicato il 30 aprile, la Lega Pro ha introdotto il nuovo regolamento sul salary cap che entrerà in vigore dalla stagione 2026-2027.
Il principio è semplice: le società non potranno più spendere liberamente per gli stipendi dei calciatori, ma dovranno rispettare un limite preciso. Il monte ingaggi complessivo non potrà superare il 50% del valore della produzione, cioè dei ricavi del club. Una soglia destinata a scendere ulteriormente al 45% dalla stagione successiva (2026/2027). Una misura che punta a mettere ordine nei bilanci e a evitare situazioni di squilibrio finanziario, sempre più frequenti negli ultimi anni.
Non solo limite complessivo. Il regolamento introduce anche un tetto agli stipendi individuali: ogni calciatore non potrà percepire più di 9.500 euro netti mensili di parte fissa, con un massimo di 13.500 euro considerando anche la componente variabile. Il nuovo sistema riguarda, infatti, tutte le componenti della retribuzione: dagli stipendi, ai premi, fino ai diritti d’immagine e ai benefit. Restano esclusi solo alcuni bonus legati a risultati sportivi, come promozioni o obiettivi individuali specifici.
Il sistema prevede un controllo costante: il monitoraggio sarà effettuato mese per mese, ma con tre momenti chiave durante la stagione – a novembre, marzo e maggio – in cui la Lega procederà alle verifiche ufficiali e all’eventuale applicazione delle sanzioni.
Controlli serrati, dunque, e verifiche periodiche durante la stagione, con provvedimenti immediatamente esecutivi per le società inadempienti. L’obiettivo della riforma è chiaro: rendere la Serie C più sostenibile e competitiva, riducendo il rischio di crisi economiche e garantendo maggiore stabilità al sistema.
Una rivoluzione destinata a cambiare le strategie dei club, soprattutto sul mercato, dove sarà sempre più determinante il rapporto tra investimenti e ricavi. Una riforma che rappresenta un primo passo per rendere meno esosi stipendi che negli ultimi anni sono diventati eccessivi per la categoria, e per costruire un sistema più sostenibile.
Resta però evidente che questa riforma da sola non basta. Serviranno ulteriori interventi per evitare il ripetersi di situazioni critiche come quelle viste in questa stagione, con i casi di Rimini, Trapani, Siracusa, Triestina e le difficoltà emerse nel finale della Ternana.



