
“Sop’ ‘u cott’, l’acqua vullit’”. Con questo detto in dialetto termolese gli armatori e pescatori del Molise hanno accolto il fenomeno della “mucillagine” che da oltre una settimana sta ostacolando in maniera seria l’esercizio dell’attività di pesca.
“Quest’anno si è manifestata in una modalità differente rispetto gli altri anni. La “mucillagine” da oltre una settimana sta ostacolando in maniera seria l’esercizio dell’attività di pesca, lo fa sapere Basso Cannarsa, Coordinatore Regionale Federpesca- quest’anno si è manifestata in una modalità differente rispetto gli altri anni. La “mucillagine” è presente in un grande quantitativo ed un motopeschereccio, al fine di svolgere la propria attività di pesca, è costretto ad aumentare considerevolmente i giri del proprio motore per uno sforzo maggiore in grado di trainare le reti appesantite.
Ciò causa due effetti negativi dirompenti – sottolinea Cannarsa- innanzitutto un incremento del consumo del carburante in un periodo in cui il suo prezzo ha raggiunto livelli altissimi e questo porta ad un importante aggravio dei costi produttivi. Inoltre le reti si riempiono di mucillagine e diminuisce il quantitativo di pescato prelevato. Insomma, nel momento attuale di forte crisi economica generato dai conflitti bellici mondiali che hanno portato all’aumento dei costi di produzione e alla diminuzione della capacità di spesa delle famiglie italiane che devono fare i conti con l’incremento dei prezzi di acquisto dei beni di prima necessità e della spesa quotidiana, ci mancava solo la mucillagine – dichiara il Coordinatore regionale di Federpesca- a rendere ancora più antieconomica l’attività di pesca. Se la pesca vive momenti difficili può dirsi ugualmente preoccupante la situazione per la mitilicoltura molisana. Gli impianti di produzione delle cozze in Molise, dopo aver registrato un anno senza prodotto e zero fatturato, speravano in un 2026 in ripresa dato le buone premesse registrate ad inizio anno. Ed invece… la calamità naturale che si è impattata in Molise ad inizio aprile con alluvioni e frane ha altresì registrato importanti tempeste che hanno colpito anche gli impianti di mitilicoltura, alcuni dei quali hanno perso interi filari con prodotto che stava crescendo. A ciò si è aggiunto – conclude Cannarsa- lo scandalo verificatosi nel tirreno per le cozze (contaminate dal batterio che ha portato casi di epatite) che ha portato al crollo dei prezzi del prodotto anche per quello raccolto nel nostro mare che, al contrario, si presentano di un’ottima qualità. Infine la minaccia della “mucillagine” adesso è presente al largo delle coste ma che se dovesse arrivare anche sugli impianti (come avvenuto in passato) andrebbe a soffocare anche i mitili.”
Basso Cannarsa
Coordinatore Regionale Federpesca








