Gli Alpini di Trivento incontrano gli alunni delle terze della scuola secondaria di primo grado.
Si è tenuto in data 24 aprile nell’auditorium “Rita Fossaceca”, della sede centrale dell’Istituto Omnicomprensivo di Trivento l’incontro dei rappresentanti locali dell’Associazione Nazionale Alpini con i ragazzi di terza A e B della scuola secondaria di primo grado. Non poteva esserci preludio migliore alla celebrazione del 25 aprile ha sottolineato la Dirigente Prof.ssa Ida Cimmino nel saluto di apertura, considerando queste giornate patrimonio di tutti che devono essere vissute soprattutto dai giovani, in modo proattivo, scoprendo così il valore autentico della storia locale e nazionale e l’importanza di processi complessi che hanno portato alla conquista della preziosissima libertà personale di ogni cittadino; le “chiavi” per aprire la porta della democrazia le ha fornite la Costituzione e richiamando Calamandrei, la Preside ha poi sottolineato come questo cammino virtuoso sia ancora in atto se si considera la stretta attualità, che ha visto ferito il nostro territorio e minati i diritti fondamentali alla salute e all’istruzione, da condizioni atmosferiche avverse e da scelte politiche non sempre opportune. La Dirigente ha ceduto la parola all’alpino Antonio Civico di Trivento, che quotidianamente “accompagna” a scuola gli alunni con la sua attività di vigile volontario, significative le sue parole “Mi presento ma dico solo il mio nome, perché per gli alpini esiste solo il noi e la mattina io non mi occupo delle auto ma cerco di proteggere voi”, richiamando il senso di appartenenza al corpo e la collaborazione essenziale perché gli alpini combattevano in montagna, ambiente meraviglioso e ostile, dove a comandare è la natura e ancora più complesso in scenari di guerra in cui per sopravvivere bisogna essere necessariamente uniti. Il concetto è stato più volte ribadito anche dall’alpino Pietro Amodei di Colli al Volturno, a lui il compito di raccontare ai ragazzi l’eroica battaglia di Monte Marrone combattuta il 31 marzo 1944, che rappresenta un momento fondamentale della storia italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu la prima grande azione offensiva condotta interamente da reparti del ricostituito esercito italiano, il Corpo Italiano di Liberazione (CIL), dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, che vide proprio gli alpini protagonisti insieme ad altri corpi militari, ma le giovani penne nere, furono le uniche in grado di scalare coraggiosamente la parete dolomitica del monte. Sotto il comando del generale Umberto Utili, gli alpini del battaglione “Piemonte”, guidati dal maggiore Costantino Boccalatte, scalarono la vetta (oltre 1.800 metri) nel cuore della notte. L’impresa fu considerata “impossibile” sia dai tedeschi che dagli alleati a causa delle pareti scoscese e delle condizioni meteorologiche avverse. Grazie al fattore sorpresa, gli alpini occuparono la cima all’alba senza quasi sparare un colpo, costringendo i reparti della Wehrmacht alla ritirata. È stata proposta la visione di un documentario a tema, che riguardava anche il bombardamento di Isernia, sfondo storico del testo letto in classe: “Quel venerdì di settembre dal sole slavato e stanco”, di Andreina Di Girolamo, che gli alunni incontreranno nel mese di maggio. e saranno anche altre le occasioni di approfondimento della storia locale come il convegno il 30 aprile con gli ex convittori di Don Gianico, iniziative che rientrano nel progetto: “Lezione con ospite” coordinato dalle docenti Maria Fiorito e Rossella Marco. In un “mosaico” didattico che idealmente si sta creando, proprio il ricordo di Antonio Civico di un luogo storico di Trivento la “citerna” (la cisterna), grande fontana storica dove le braccia operose delle donne lavavano a mano il bucato dei convittori. Conoscere il passato dei propri luoghi d’origine è fondamentale per esplorare il mondo perché solo se si hanno solide radici si può comprendere il valore formativo dell’esperienza in altre realtà e non si può non considerare il sacrificio delle generazioni del passato che, attraversando guerre e difficoltà, hanno garantito una serenità materiale e spirituale, date spesso troppo per scontate dai nativi digitali, quantunque l’attualità internazionale non faccia bene sperare e debba indurre necessariamente ad una profonda riflessione. Insieme agli alpini Civico e Amodei anche il sig. Fiorino Molinaro che hanno fatto comprendere ai ragazzi il valore formativo della leva obbligatoria che portava i giovani del tempo a doversi aprire non solo alla dura vita militare ma anche alla conoscenza di luoghi e persone lontane, in un tempo in cui viaggiare era molto difficile. Hanno, inoltre, spronato i ragazzi ad essere orgogliosi di essere molisani e italiani, come le gloriose penne nere, perché anche i molisani sono stati vittime della guerra ma hanno saputo anche collaborare attivamente per la liberazione del nostro Paese. Soddisfatta anche la curiosità proprio relativa ai simboli degli alpini come la penna nera, che deriva dalla famosa opera lirica di Giuseppe Verdi del 1844, che narra di un montanaro ribelle che si oppone alla tirannia spagnola: Il cappello indossato da Ernani era rotondo e sulla parte superiore una penna appuntata che simboleggiava il coraggio e la resistenza del personaggio rispetto alle oppressioni subite. Gli alpini hanno deciso quindi di adottare questo simbolo come loro segno distintivo, così come lo sono i loro canti..
Un saluto caloroso agli ospiti è stato tributato dagli allievi e dalla Dirigente, che ha unito i ringraziamenti alla referente di plesso Prof.ssa Fochitto e ai docenti dei consigli di classe per l’organizzazione e la partecipazione, rinnovando l’auspicio che questi incontri intergenerazionali trovino il loro valore fondante nelle parole della senatrice Liliana Segre:
«Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare»



