Riportiamo integralmente una nota del segretario regionale, Emilio Corbo, della UIL Funzione Pubblica: “Chiamarla emergenza, ormai, è un modo per non affrontare il problema. Quello che sta accadendo nella sanità molisana ha tutte le caratteristiche di una crisi strutturale. E la denuncia della UIL FP Molise non lascia spazio a interpretazioni: i concorsi deserti non sono un incidente, ma la conseguenza diretta di un sistema che da anni perde pezzi. L’Asrem continua ad allargare i criteri di reclutamento – specializzandi, medici in pensione, professionisti formati all’estero con titoli non ancora riconosciuti – pur di tenere in piedi i servizi. Una strategia che non risolve nulla: sposta il problema nel tempo, senza affrontarlo. Il punto è semplice, e scomodo: il Molise non è più attrattivo per i medici e personale sanitario. Non lo è per chi deve scegliere dove costruire una carriera, non lo è per chi cerca condizioni di lavoro sostenibili, non lo è per chi guarda a prospettive di crescita professionale. I numeri confermano la tendenza: dei medici oggi in servizio in Molise, il 30% andrà in pensione entro il 2030; unitamente al 25% degli infermieri. Una perdita secca di professionisti sanitari in cinque anni, su una regione già al limite. Non è una flessione momentanea. È una tendenza consolidata, maturata in anni di piano di rientro, vincoli strutturali e una programmazione incapace di guardare oltre l’immediato. Il Molise è in commissariamento sanitario dal 2009: sedici anni non bastano a spiegare l’inerzia, ma la aggravano. C’è poi una realtà che si fatica a raccontare ma che la UIL FP Molise non può tacere: quella del personale che già lavora. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari che ogni giorno tengono in piedi ospedali e ambulatori con turni insostenibili, straordinari diventati strutturali, organici ridotti all’osso. Sono loro a pagare il prezzo più alto della crisi. Inadempienze economiche che si trascinano da anni, mancato conferimento degli incarichi dirigenziali previsti dal contratto, assenza di reali percorsi di crescita professionale: chi resta lo fa per senso del dovere. Ma il senso del dovere non è una politica sanitaria. E qui sta la responsabilità politica. Rispondere con criteri di reclutamento sempre più larghi significa accettare implicitamente che il sistema non è in grado di attrarre professionisti. Significa normalizzare l’eccezione. Significa governare il declino invece di invertire la rotta. Nel frattempo, il Molise invecchia: cresce la domanda di sanità, aumentano i bisogni assistenziali, si moltiplicano le fragilità. Ma proprio mentre il bisogno aumenta, il personale diminuisce. È un cortocircuito che nessuna misura tampone può risolvere. La UIL FP Molise chiede alla Regione, all’ASREM e alla struttura commissariale misure straordinarie urgenti: incentivi economici strutturali per chi sceglie di lavorare in Molise, percorsi di carriera certi, rispetto degli obblighi economici verso il personale in servizio, investimenti in formazione e tecnologia. Senza queste condizioni, ogni nuovo concorso sarà l’ennesima prova fallita. E continuare a ignorarlo non è più un errore. È una scelta.”



