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domenica, Aprile 5, 2026

Caso Pietracatella, rianimatore: ora capisco perché il cuore non ripartiva

AttualitàCaso Pietracatella, rianimatore: ora capisco perché il cuore non ripartiva

Quel cuore non è mai ripartito e da allora mi chiedo perché. Vincenzo Cuzzone, direttore della Rianimazione del Cardarelli di Campobasso ha raccontato al Corriere le ultime drammatiche ore che Sara Di Vita ha trascorso in ospedale.
‘Sin dall’inizio – ha spiegato il rianimatore – ho avuto la sensazione che qualcosa non tornasse.
«Ricordo – ha aggiunto Cuzzone – che mentre cercavo di rianimare la ragazza continuavo a chiedermi: “Perché il cuore non riparte?”. Non c’era una spiegazione evidente. Abbiamo fatto tutto il possibile, ma il cuore non ha mai ripreso a battere. È stato lì che ho capito, quasi immediatamente, che c’era qualcosa di diverso rispetto ai casi che affrontiamo ogni giorno».
In quei momenti carichi d’angoscia l’evoluzione del quadro clinico è diventata rapida e anomala, fuori dagli schemi come se vi fosse qualcosa che colpisse simultaneamente più organi.
Mesi dopo, quell’agente è stato individuato e catalogato tra i veleni più potenti: la ricina.
Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso proseguono le indagini condotte fin dai primi momenti dall’accaduto. Dall’ipotesi dell’intossicazione alimentare si è passati all’omicidio aggravato dalla premeditazione. Per questo è ritenuto di fondamentale importanza ricostruire la cronologia degli eventi che hanno preceduto e seguito la cena del 23 dicembre. Stabilire chi ha cucinato e cosa quella sera, ma anche nei giorni successivi, almeno fino a Natale.
Alcuni programmi televisivi di approfondimento hanno parlato di possibili mani femminili, ma la lancetta della Procura di Larino punta alla prudenza: bisogna aspettare i risultati ufficiali delle analisi di laboratorio, ha dichiarato la procuratrice Elvira Antonelli.
Per farlo Pia Benedetta De Luca che ha eseguito le autopsie su mamma e figlia ha chiesto un altro mese di tempo.
Ma è ormai evidente a tutti che le attenzioni degli agenti diretti da Marco Graziano si concentrano su questo veleno letale anche in pochissime quantità, inodore, insapore e utilizzato negli anni ’70 perfino dal Kgb.

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