L’ultimo libro di Bianca Pitzorno “ La sonnambula” rappresenta la narrazione , nonché, riflessione, sulla forza del destino e la sua imprevedibiltà e viaggia nell’alveo dell’onirico e del picaresco.
Una Sardegna rurale di fine Ottocento, al centro della scena , ed una storia singolare, fanno di questo romanzo una cartina composita della realtà dell’epoca.
Al centro della scena c’è la protagonista assoluta, “ la sonnambula” che a quell’epoca era chi era attraversato da poteri occulti di chiarovvegenza. , Ofelia Rossi , che nel suo salotto di Via del Fiore Rosso , si guadagna da vivere offrendo vaticini a soli 5 lire.
Il suo ruolo è quello di aiutare a risolvere i numerosi problemi familiari, d’amore che attanagliano la società borghese e aristocratica e lei, che da piccola aveva avuto fenomeni di svenimento , di perdita della coscienza, gioca su questo ruolo , improvvisando , attraverso il reperimento di informazioni sulle sue clienti, soluzioni prevedibili nel futuro.
Ofelia Rossi si sposta da un paese all’altro , con documenti falsi, e per guadagnarsi da vivere intraprende la strada della chiromante. Le pagine sono attraversate da una presenza soprannaturale che è il suo Spirito Guida che attraverso sogni e allucinazioni , la attraversa e rende verosimili i suoi vaticini.
Ed ecco comparire nelle storie un affresco della condizione umana sopraffatta dalla sofferenza e dall’inquietudine delle donne che ceracno , compresa la sua , quella di Ofelia, una donna sola che affronta il suo destino coraggiosamente e che , per salvarsi, rinnega il suo passato , confondendosi e spostandosi da una città all’altra.
Un romanzo al femminile che trae spunto da una cultura intrisa di superstizione , ma che accavalla ad essa, la possibilità di avere una vita in cui ognuna di esse ne diventa protagonista assoluta. Ofelia , con i suoi vaticini , e l’osservazione di essi, mostra come sia fragile l’ostinazione a prevedere il futuro e come sia forte , invece, la vita palpitante che ogni singola persona può costruirsi giorno per giorno perché il futuro non è altro che il presente vissuto giorno per giorno.
Bianca Pitzorno svela che questa storia ha radici lontane e familiari e che trae spunto dalla memoria storica delle sue bisnonne . I personaggi come i fatti sono mescolati tra elementi reali ed immaginari , persone ed avvenimenti realmente accaduti e quelli inventati per rendere coinvolgente una narrazione che tiene il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.
Proposto da Roberta Mazzanti al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«Non chiedetevi a quale genere appartiene questo romanzo, ma abbandonatevi al piacere di una narrazione che Bianca Pitzorno mantiene in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico, riattraversa tradizioni popolari e colte, ne ribalta le convenzioni e ci trascina in una sarabanda sorprendente, dove ogni frammento si fonda su un dato storico e si fonde con l’invenzione romanzesca. La vicenda della Sonnambula nella Sardegna di fine Ottocento sfugge al pittoresco perché radicata in ricerche d’archivio e memorie familiari; evita gli stereotipi del femminile perché le protagoniste sono donne normali ed eccentriche, che nei consulti con la Sonnambula trovano il coraggio di sottrarsi alla sottomissione ai costumi tradizionali. Geniale è la rappresentazione della relazione fra la Sonnambula e le sue clienti come una “terapia di parola”: forse nessun potere sovrumano, ma la capacità di ascoltare e trarre consigli preziosi. Così il lettore sospende l’incredulità di fronte a personaggi reali più fantastici degli inventati, fino al lieto fine che rovescia i ruoli di genere nella libertà nomade del circo.»
L’autrice
Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato dal 1970 a oggi più di settanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che in Italia hanno superato i due milioni di copie vendute e sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Pérez Díaz, Tove Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. I suoi ultimi libri sono La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) (Mondadori 2015), Il sogno della macchina da cucire (Bompiani 2018), Sortilegi (Bompiani 2021), Donna con libro (Salani 2022) oltre a due racconti in plaquette – Piante di via Romolo Gessi e Nata sotto un cavolo – con l’editore Henry Beyle (2021 e 2022).
Marilena Ferrante
Nasce a Isernia, dove vive tuttora. Docente di Lettere presso la Scuola secondaria di primo grado “San Giovanni Bosco”, giornalista pubblicista e scrittrice.
Ha pubblicato quattro raccolte poetiche: “Quel che avrei potuto dirti” (2015), “Un passo dal cuore” (2016), entrambe per Volturnia Edizioni, “Gli occhi del silenzio“ (Bertoni Editore, 2021) e “Nuda memoria” (SetArt Edizioni, 2024). Ha scritto anche il romanzo “La neve di marzo” per L’Erudita di Giulio Perrone (2021).
Molti suoi scritti sono presenti in antologie letterarie quali “Vite che tremano” (Volturnia edizioni , 2016), “Cartoline dalla terra che forse esiste” (L’Erudita, 2018) e altre ancora.



