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mercoledì, Agosto 26, 2026

Giallo di Pietracatella, raccolti elementi decisivi: caso vicino a soluzione

AperturaGiallo di Pietracatella, raccolti elementi decisivi: caso vicino a soluzione

Gli elementi raccolti negli ultimi tre, quattro giorni potrebbero rivelarsi decisivi alla soluzione del caso. Tasselli che rendono ormai chiaro il quadro e che gli investigatori hanno messo insieme uno sull’altro con pazienza e precisione.
Il giallo di Pietracatella, stando a quanto si è appreso, già a settembre potrebbe avere un finale scritto. La mano che ha introdotto la ricina sulla scena del crimine avrà un nome e un volto. Ne sono convinti gli inquirenti che per mesi hanno passato al setaccio la vita di centinaia di persone del paese, tra famigliari, amici e conoscenti che ruotano attorno alla famiglia di Gianni Di Vita. Ne è venuto fuori un mosaico complesso, all’interno del quale sono entrati e usciti sospettati e possibili complici di un delitto che per ora appare ancora inspiegabile.
I riflettori della cronaca si sono accesi soprattutto sul Gianni, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi. Ancora di più dopo che dal Koch di Berlino è arrivata la conferma che l’ex sindaco di Pietracatella non aveva tracce di ricina nel sangue, né prodotto gli anticorpi al veleno.
Come la figlia Alice, anche lei scampata al veleno killer che in poche ore ha ucciso mamma e figlia tra sofferenze atroci.
Un intreccio di possibili relazioni extraconiugali e di ipotetici moventi, che dopo mesi di indagini, interrogatori e intercettazioni appare più chiaro.
Accanto al lavoro di intelligence, le analisi scientifiche dei centri antiveleni di Pavia, il risultato delle autopsie e le risposte che devono ancora essere messe su carta da Christian Herzog, il responsabile del centro di Berlino che ha sequestrato e campionato nella casa di Pietracatella 131 reperti.
Tra questi diversi oggetti prelevati nella mansarda, l’appartamento di Alice e poi una borraccia d’acqua, il contenitore delle flebo praticate in casa a Sara e Antonella, i tamponi ai mobili, le scrivanie le maniglie, le suole delle scarpe e avanzi di cibo.
Sullo sfondo i medici, unici indagati finora, già in parte prosciolti dal rapporto della autopsia scritto da Benedetta Pia De Luca.
Niente e nessuno, ha scritto l’anatomopatologa di Bari, avrebbe potuto salvare Sara e Antonella dagli effetti devastanti della ricina. Un veleno potentissimo di cui fino ad allora quasi tutti ignoravano persino l’esistenza. Tranne l’ombra che a settembre potrebbe avere un volto e un nome.

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