Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Don Francesco Martino, Vicesegretario di ANED Molise e Abruzzo, indirizzata ai vertici Asrem:
“Stimatissimi,
nella scorsa settimana del mese di agosto ci sono giunte queste segnalazioni da parte di pazienti e altri soggetti, che meriterebbero un’indagine perlomeno interna da parte di ASREM, che noi segnaliamo alla Stampa, oltre che ad ASREM, per verificare i fatti e eventualmente correggere tali “bad pratics” in modo che non si ripetano:
1. Una giovane signora del termolese, in emodialisi, trasferitasi con la famiglia in Lussemburgo a causa della crisi della Fiat, ritorna in zona e chiede per il periodo di vacanza di dializzare a Termoli. La signora è in buono stato di salute, non presenta patologie concomitanti, potrebbe essere accolta anche nel CAL di Larino. La risposta, ovvia, secca e brutale è “non c’è posto, vada a Campobasso”. Non ci si è preoccupati nemmeno di incontrarla per verificare le possibilità. Eppure, risulta che al CAL di Larino ci siano solo 9 pazienti, in due turni, e ci sarebbe posto. La poverina viene accolta a Campobasso – dove non si dice mai di no – ed è costretta da sola a percorrere in agosto il tratto di Bifernina più pericoloso del Molise con la sua autovettura o dei parenti, prima e dopo la seduta, a sue spese. Commenta che in Lussemburgo ogni paziente ha un trasporto assicurato in questa condizione di necessità. Fortunatamente, qualcuno lassù le vuole bene: il giorno successivo alla sua prima dialisi, le arriva la chiamata dal Lussemburgo per il trapianto e risolve con l’intervento.
2. La sera tra martedì e mercoledì un emodializzato straniero, vivente nel termolese si reca nel Pronto Soccorso di Termoli, con edema polmonare. In tale pronto soccorso si è attrezzati per gestire la procedura, in quanto esiste il macchinario per l’emodialisi per sottrarre immediatamente liquidi e ci dovrebbe essere la pronta disponibilità o attività aggiuntiva dei nefrologi. Gli viene detto di recarsi a Campobasso. Sono le 23, giungerà accompagnato in macchina da un amico verso l’1,30 del giorno successivo a Campobasso, dove nella nottata il nefrologo e l’infermiera reperibile riescono con difficoltà a fronteggiare il problema e fortunatamente lo risolvono. Ha rischiato la vita.
3. Il giorno successivo un paziente, epatite C positivo, deve dializzare ad Isernia. Nel reparto c’è una stanza separata con 2 letti per la contumacia e gli infettivi, che prevede la possibilità di dializzare proprio questi casi. Viene mandato con i suoi mezzi e le sue gambe a Campobasso, dove fortunatamente, grazie alla disponibilità del personale medico ed infermieristico, si risolve tutto. Cosa era successo ad Isernia, non è dato saperlo. Tre casi in una settimana critica. Eppure, Isernia è stata elevata a Struttura Semplice Dipartimentale, dovrebbe dare un’assistenza di alto livello, e Termoli è una Struttura Semplice, non sono servizietti di un ospedale di periferia o CAD o CAL. Se si vogliono le qualifiche, bisogna assicurare gli standard previsti, altrimenti tali strutture vanno eliminate, perché non assicurano i servizi che comunque devono assicurare. A Termoli i vacanzieri non vengono mai accolti, nemmeno i molisani in dialisi che lì devono recarsi per vacanza o per lavoro estivo. Inoltre, risulta che ad Isernia e Termoli non vengono inseriti i pazienti in dialisi domiciliare peritoneale, non vi sono che pochissimi inserimenti in lista trapianti e mancano i servizi ambulatoriali per i pazienti in peritoneale, lista trapianti e trapiantati per seguirli negli iter previsti. Tutto viene scaricato su Campobasso, che è la nostra Lourdes dei Dializzati, eppure sono Strutture Organizzative che hanno i titoli per fare tutto ciò. In Abruzzo, grazie alla Regione e alle ASL, con un apposito piano anche economico sono stati accolti finora 354 vacanzieri o abruzzesi emigrati di ritorno, generando comunque mobilità attiva per la Regione detratti i costi aggiuntivi. In Molise solo Campobasso Agnone e Isernia hanno accolto quello che potevano con le loro forze. L’ANED è stanca del “nulla cosmico” per i vacanzieri, per il trasporto, per tutti i disservizi che si stanno verificando. Anche per l’improvvisazione con cui si sono aperti i CAL di Venafro e Larino. Non siamo in linea di principio contrari, riteniamo che per i numeri del Molise sono economicamente improponibili e comunque essi vanno istituiti e progettati con tutte le accortezze del caso. Il sottoscritto è stato ospite dal 7 all’11 agosto 2026 di un CAL in Francia, precisamente a LOURDES. Come è organizzato: vi è una sala separata e isolata con ante a vetri trasparenti con un posto dialisi per contumacia ed infettivi; una sala con 8 postazioni per emodialisi, collegate informaticamente via wireless a due portatili presenti in sala per ogni infermiere per il monitoraggio continuo della seduta; ogni postazione ha un monitor multiparametrico, esiste ovviamente il BLSD, vi è la macchina emogasanalisi della Abbot che può eseguire anche esami clinici vari fino ad 84, ogni postazione ha un tavolino per il paziente, e soprattutto non esistono robottini, ma ciascun infermiere ha un telefono portatile che porta sempre con sé con numero wireless specifico direttamente collegato al telefono portatile del Medico del Centro di Riferimento, che lo porta sempre con se e risponde in caso di emergenza in pochi attimi Il CAL fa tre turni giornalieri: un turno di 4 pazienti dalle 06.30 del mattino alle 11.30 con 1 infermiere, un turno centrale dalle ore 12.30 alle 17.30 con 8 pazienti e due infermieri, un turno serale dalle ore 18.30 alle 23.30 con 1 infermiere, totale 16 pazienti al giorno. Mi è stato spiegato che un CAL è in equilibrio economico solo se ha più di 12 pazienti al giorno con 4 infermieri. In Francia, rispetto l’Italia, hanno una mentalità rigida e non si transige né si discute se una cosa ci vuole (e in sanità è un bene), non una mentalità “creativa ed arrangiatoria” come la nostra. Infine, al termine della seduta, mi hanno consegnato la scheda dialitica stampata e con i dati informatici relativi da portare a Campobasso. In Molise il CAL si può fare, ma solo se lo si fa così. I Robottini non servono a niente, sono spreco di denaro pubblico e, soprattutto, non vi sono i numeri per l’equilibrio economico”.




