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venerdì, Agosto 7, 2026

Marcinelle,Cgil Abruzzo-Molise:70 anni dopo, la tragedia parla al presente

EvidenzaMarcinelle,Cgil Abruzzo-Molise:70 anni dopo, la tragedia parla al presente

“Marcinelle è una storia di emigrazione, di lavoro, di sfruttamento e di vite sacrificate. Settant’anni dopo quella tragedia, ricordare le vittime non significa soltanto rendere omaggio al passato, ma interrogarci sul presente: sulle persone che ancora oggi lasciano la propria terra per cercare altrove condizioni di vita e di lavoro migliori, su come accogliamo chi arriva nel nostro Paese e su quanti lavoratori continuano a morire o a essere sfruttati”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, in occasione del 70esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto 1956 nella miniera di carbone del Bois du Cazier, in Belgio.

Una delegazione della Cgil Abruzzo Molise, guidata dal segretario generale Carmine Ranieri, partecipa alle iniziative commemorative organizzate in Belgio insieme alla Cgil nazionale. Presente anche il segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, che oggi visita il complesso monumentale e museale del Bois du Cazier e partecipa alle iniziative promosse insieme al sindacato belga Fgtb. Domani, 8 agosto, la delegazione prenderà parte alla cerimonia commemorativa ufficiale in programma nel luogo in cui sorgeva la miniera.

“Il tributo pagato dall’Abruzzo e dal Molise fu enorme – ricorda Ranieri – Delle 262 persone che persero la vita, 136 erano italiane, 60 abruzzesi e sette molisane. Dietro quei numeri ci sono uomini, famiglie e intere comunità. Ci sono Manoppello, Lettomanoppello, Turrivalignani, Farindola e Castel del Monte per l’Abruzzo; Ferrazzano, San Giuliano di Puglia, Sant’Angelo del Pesco, San Giuliano del Sannio e Busso per il Molise. Visitare Marcinelle significa toccare con mano la fatica e le condizioni disumane nelle quali lavoravano i nostri emigranti, vedere le baracche di lamiera nelle quali erano costretti a vivere e i manifesti con cui gli italiani venivano invitati a partire per il Belgio con la promessa di un futuro migliore”.

“Marcinelle – sottolinea il segretario – è anche il simbolo di un Paese che costruiva una parte del proprio benessere sul lavoro degli stranieri, chiamati a svolgere mansioni pesanti che sempre meno belgi erano disposti a fare. Non possiamo non vedere il legame con quello che accade oggi in Italia. Siamo stati un popolo di emigranti e continuiamo ad esserlo: nel 2024, secondo i dati riportati nella nostra analisi, sono stati 4.483 gli abruzzesi, soprattutto giovani, andati all’estero, il doppio rispetto al 2014, mentre in Molise sono stati 985. Allo stesso tempo, nello stesso anno sono arrivati dall’estero 10.980 cittadini in Abruzzo e 3.036 in Molise”.

“Le condizioni non sono certamente quelle dell’Italia del dopoguerra e oggi i nostri giovani non partono per andare a lavorare nelle miniere – osserva Ranieri – ma resta la necessità per troppe persone di lasciare il proprio territorio alla ricerca di migliori opportunità. E contemporaneamente abbiamo bisogno del lavoro di chi arriva dall’estero, spesso proprio nei settori nei quali è sempre più difficile trovare manodopera italiana. Il lavoro deve essere uno strumento di integrazione e dignità, non un terreno sul quale approfittare della maggiore fragilità delle persone”.

“Troppo spesso, invece, i lavoratori stranieri finiscono nei settori maggiormente esposti al lavoro nero, al caporalato e allo sfruttamento. Pensiamo all’agricoltura, all’assistenza domestica, alla ristorazione, all’edilizia. E anche quando non siamo di fronte al lavoro nero, esiste un’enorme area di lavoro grigio, fatto di ore non dichiarate, diritti negati e condizioni contrattuali che non corrispondono al lavoro realmente svolto. Quanto accaduto ad Amendolara, con quattro giovani braccianti pakistani uccisi, ci ha mostrato ancora una volta fino a quali livelli di disumanità possa arrivare lo sfruttamento”.

Marcinelle, per la Cgil, richiama inevitabilmente anche il tema della sicurezza: “Fu uno dei più gravi incidenti sul lavoro dell’Europa del dopoguerra e ancora oggi – afferma Ranieri – ritroviamo alla base di troppe tragedie problemi che conosciamo da decenni: scarsa manutenzione, prevenzione insufficiente, pochi controlli e sanzioni inefficaci. A questi si aggiungono nuovi rischi, a partire dalle conseguenze del cambiamento climatico e dal lavoro con temperature sempre più elevate. Custodire la memoria dei minatori significa fare in modo che il loro sacrificio ci spinga a impedire che altre persone continuino a perdere la vita semplicemente perché stanno lavorando”.

“Settant’anni dopo – conclude il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise – Marcinelle ci chiede di costruire un ponte tra passato e presente. Ricordare i nostri emigranti significa anche avere la capacità di guardare con occhi diversi chi oggi arriva in Italia alla ricerca dello stesso futuro migliore che cercavano allora gli italiani. Significa combattere il caporalato e ogni forma di sfruttamento, garantire lavoro dignitoso e sicuro e creare nei nostri territori opportunità che permettano ai giovani di scegliere liberamente se partire o restare. È questo il modo più autentico per rendere omaggio alle 262 vittime di Marcinelle e, tra loro, ai 67 abruzzesi e molisani che non tornarono più a casa”.

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