Intervento della consigliera regionale del Pd Micaela Fanelli sullo stato di attuazione del Pnrr. Questo il testo integrale della nota inviata alla stampa.
“Per comprendere appieno la vera natura dei dati e la propaganda orchestrata sullo stato di attuazione del PNRR in Molise, occorre fare una chiarezza preventiva e radicale sulle cifre e sulla reale titolarità delle risorse. Il totale roboante di oltre sette miliardi e novecento milioni di euro sventolato in questi giorni dall’esecutivo regionale non solo non rappresenta alcun merito dell’amministrazione di Palazzo Vitale, ma si scontra frontalmente con la realtà documentale dei monitoraggi ufficiali della Camera dei Deputati (che useremo per comodità e di cui riportiamo i grafici in allegato). I dati reali e censiti sul portale di monitoraggio del PNRR raccontano infatti una storia del tutto diversa, ridimensionando l’intera massa finanziaria destinata al territorio molisano a poco più di un miliardo e settecento milioni di euro, distribuiti su 5.523 progetti complessivi. L’operazione propagandistica di far passare per otto miliardi quello che nei fatti è un ammontare pari a 1,72 miliardi rappresenta il primo macroscopico inganno narrativo infondato su cui si è costruita la narrazione dei presunti successi regionali.
Entrando nel dettaglio della ripartizione per soggetti attuatori, la narrazione trionfalistica della Regione crolla definitivamente.
Nel merito del miliardo e sette, la Regione Molise, in qualità di soggetto attuatore, ha infatti in carico una quota marginale delle risorse complessive, pari a soli 237 milioni di euro — il 13,8 per cento del totale — ripartiti su 482 progetti (dato leggermente differente anche da quello riportato nella relazione consegnata in Consiglio regionale dall efficiente Servizio Coordinamento e controllo del PNRR in base agli inserimenti dei Cup in REGIS e che vede 468 progetti, per 361 completati, con una differenza fra il dato di pagamento, per il quale risulta il 52%, e il dato fisico e finanziario, per il quale risulta l’82%). Il grosso dei finanziamenti è in realtà gestito dalle Società per azioni con 722 milioni di euro (il 42 per cento del totale per 49 interventi), dai Comuni che muovono 252 milioni di euro su 1.672 progetti dimostrandosi ben più dinamici sul territorio, dai Ministeri con 175 milioni di euro su 2.044 interventi, e da altri enti pubblici e privati. Persino l’analisi della distribuzione provinciale e dello stato di avanzamento conferma quanto il percorso sia ancora in alto mare: nella provincia di Campobasso, su 653 milioni di finanziamento, risulta concluso soltanto il 28,4 per cento dei progetti contro un 71,6 per cento ancora in corso; nella provincia di Isernia, su 304 milioni complessivi, i progetti conclusi si fermano al 26,6 per cento a fronte di un 73,4 per cento ancora bloccato nei cantieri.
Va dato atto al lavoro tecnico per la capacità con cui è stato confezionato e presentato il quadro dei dati pubblicati a ridosso della scadenza del trenta giugno, offrendo una sintesi impeccabile sul piano formale e comunicativo, come è emerso chiaramente anche nel recente dibattito in Consiglio regionale stimolato da apposita “mia” interrogazione. Tuttavia, l’efficacia della presentazione pubblica non può nascondere una realtà politica ben diversa: ci si trova dinanzi a un’ottima operazione di rendicontazione della spesa e non alla certificazione di risultati reali per il territorio. Se un volume finanziario di tale portata avesse davvero inciso sull’economia reale, la nostra regione avrebbe cambiato volto raggiungendo standard di crescita comparabili alle realtà più avanzate d’Europa, mentre la percezione e il dato contabile mostrano un quadro del tutto opposto. L’inganno di fondo consiste nel conteggio puramente numerico delle pratiche chiuse anziché nel valore economico e strategico delle opere realizzate. Rallegrarsi per la percentuale di schede spuntate serve solo a nascondere il peso dei progetti incompiuti e l’inefficacia di una burocrazia che non produce sviluppo. Non esiste oggi una sola grande opera infrastrutturale, un progetto trasformativo o un segno forte che i cittadini possano indicare come frutto concreto di questi fondi. A riprova di ciò, i dati macroeconomici certificano una drammatica flessione, collocando il Molise come l’unica regione italiana con un segno negativo davanti al Prodotto Interno Lordo, a dimostrazione che la pioggia di risorse non ha generato alcuna ricchezza o spinta produttiva reale.
L’analisi politica deve essere impietosa proprio entrando nel merito dei singoli capitoli, a partire dal settore più critico, ovvero la sanità. Nel documento programmatico si rivendicano traguardi sulla carta, ma le scelte operative rivelano cortocircuiti amministrativi evidenti. Emblematico è il caso della Torre Covid, un intervento trascinato dal Decreto Legge 34 e gravato da una spesa che registra un avanzamento finanziario fermo a un modesto dieci per cento rispetto al valore complessivo. Oggi ci si vanta di un progetto sostanzialmente fallimentare, che si porta avanti a stento in rendicontazione richiedendo l’impiego di ulteriori risorse e che si pone persino in palese contrasto con la prospettiva strategica complessiva della riorganizzazione ospedaliera e dell’ipotesi di trasferimento del Cardarelli presso la struttura del Research. A fronte di questo ritardo macroscopico, si tenta di recuperare sui target posizionando moduli e strumentazioni già acquistate negli ospedali esistenti, dimostrando la mancanza di un’infrastruttura finita e realmente operativa. Per non parlare della telemedicina che dovrebbe rappresentare l’asse portante del futuro della cura in una regione spopolata e orograficamente sfrangiata come la nostra. A che punto siamo? A zero (zero di 3,1 mln). Pare che le colpe vengano scaricate su Agenas, ma pare anche che non sia proprio così, visto che nelle altre regioni si registrano altri avanzamenti.
Allo stesso modo, la gestione delle Case di Comunità (13 interventi per 15 milioni di cui registrati solo 4,6 pari al 30%) mostra tutte le falle di una programmazione incapace di capitalizzare i fondi europei. Per far fronte ai rincari e ai rallentamenti operativi, strutture fondamentali come quelle di Riccia, Castelmauro e Campobasso sono state di fatto stralciate dal raggiungimento dei target PNRR e dirottate sui fondi del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Questa manovra non costituisce un successo, ma un vero e proprio impoverimento delle risorse complessive della regione, poiché oltre a ritardare di anni i servizi di cui c’è un bisogno estremo, prosciuga i fondi FSC che avrebbero dovuto finanziare altri interventi strategici per il territorio, impoverendo le opportunità di investimento futuro solo per rattoppare i ritardi della pianificazione attuale.
Per cambiare ambito di intervento, si tocca solo la seconda grande criticità del Molise: il lavoro. Cosa si scopre? Che il programma GOL (garanzia di occupabilità per i lavoratori) ad ora vede 6,5 mln impegnati e 1,4 mln a rischio. Eppure proprio di questi giorni è il dato drammatico dell’ISTAT sull’emigrazione dei giovani molisani. O se vogliamo guardare l’acqua, si registrano difficoltà attuative significative sui lotti principali, mentre la siccità viene rilanciata come la preoccupazione più rilevante dalle immagini televisive della regione Piemonte che in questa torrida estate ci dice che bisognerebbe fare presto e bene. Invece, no. Siamo di fronte ad una rendicontazione di carta che celebra la burocrazia ed enumera i passaggi formali, mentre la realtà ci consegna ospedali ancora in affanno, infrastrutture incomplete e un’economia che continua a perdere colpi. Il Molise non ha bisogno di cifre vuote e di consuntivi contabili; ha bisogno di interventi che rimangano sul territorio e di una politica capace di trasformare i finanziamenti in servizi effettivi, occupazione e crescita reale per le nostre comunità.
A fronte di questa costruzione numerica del tutto autoreferenziale, occorre pretendere una risposta definitiva: come si giustifica il divario tra l’unico dato reale e certificato di un miliardo e settecento milioni e la cifra fantasma di oltre sette miliardi e otto sventolata da Michele Iorio? Quali sono gli interventi inseriti in quella prima slide del rapporto presentato alla stampa, e che senso ha gonfiare artificiosamente i numeri? Per fare luce su questa operazione propagandistica, depositeremo immediatamente una nuova e puntuale interrogazione in Consiglio regionale per smontare questo castello di carte e ristabilire la verità dei fatti”.




