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venerdì, Luglio 31, 2026

Il nostro ricordo di Franco Baresi

EvidenzaIl nostro ricordo di Franco Baresi

Il calcio italiano perde oggi una delle sue icone più grandi. Si è spento Franco Baresi, capitano del Milan, campione del mondo nel 1982 e considerato da tutti uno dei difensori più forti della storia del calcio. Un uomo che ha attraversato un’epoca diventando il simbolo di una squadra che ha scritto pagine indimenticabili del calcio mondiale.

Anche Campobasso ha avuto l’onore di incrociare il suo cammino. Era la stagione 1982-1983, quella in cui il Milan disputò uno dei suoi due campionati di Serie B. I rossoblù affrontarono i rossoneri due volte: prima il prestigioso pareggio per 0-0 a San Siro, poi la vittoria del Milan per 2-0 all’allora stadio Romagnoli, firmata dalle reti di Jordan e Cuoghi. Baresi tornò poi in Molise nella stagione 1988-1989, questa volta in Coppa Italia. A Selvapiana il Milan si impose per 3-1, trascinato dalla doppietta di Ruud Gullit, davanti a un pubblico che ebbe il privilegio di vedere all’opera una delle squadre più forti del mondo e uno dei suoi leader più carismatici.

Ma il legame con Campobasso non si è fermato al terreno di gioco. Franco Baresi è stato ospite anche della Giornata dello Sport della Regione Molise al teatro Savoia. In quell’occasione abbiamo avuto il piacere di intervistare. Parlava già allora di un tema che oggi appare più attuale che mai: il settore giovanile. A distanza di nove anni quelle parole fanno ancora più rumore. Perché il nostro calcio, anziché colmare quel divario, è tornato ancora più indietro.

Consentitemi, infine, una nota personale. Da bambino, nei primi anni Novanta, Franco Baresi è stato uno dei motivi che mi hanno fatto innamorare dei colori rossoneri e del calcio. Crescendo ho capito che non erano soltanto le sue straordinarie qualità tecniche a renderlo speciale. Era la sua grinta. La sua voglia di vincere. La sua caparbietà nel non mollare mai.

Tra le immagini che porto nel cuore ce n’è una che più di tutte racconta chi fosse Franco Baresi. È la finale del Mondiale del 1994. Soltanto venticinque giorni prima era stato operato al menisco. Sembrava impossibile rivederlo in campo, e invece recuperò in tempi incredibili, indossò ancora una volta la fascia da capitano e disputò una partita semplicemente monumentale. A trentaquattro anni annichilì un fuoriclasse assoluto come Romário, guidando la difesa azzurra con una prova che resterà per sempre nella storia del calcio. L’Italia perse ai calci di rigore e il destino volle che fosse proprio lui a sbagliare il primo penalty. Restano ancora oggi struggenti le immagini delle sue lacrime a fine partita. Le lacrime di un campione che aveva già vinto tutto: un Mondiale, sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni e decine di altri trofei. Eppure quel dolore raccontò meglio di qualsiasi vittoria l’uomo che era: uno straordinario capitano, capace di stringere i denti fino all’ultimo, di mettere sempre il gruppo davanti a tutto e di non arrendersi mai.

Per molti è stato semplicemente uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Per me, e credo per tantissimi ragazzi cresciuti con il calcio , è stato molto di più. È stato un esempio di correttezza, di eleganza, di rispetto, di appartenenza e di leadership silenziosa. Un capitano vero, uno di quelli che non avevano bisogno di alzare la voce per essere seguiti.

Grazie, Franco, per la tua grinta. Grazie per la tua voglia di vincere. Grazie per aver dimostrato che si può diventare leggenda senza perdere mai umiltà, stile e rispetto. Grazie per l’esempio che hai lasciato a un’intera generazione. Ciao, Capitano

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