Salvatore Ocone è in grado di stare coscientemente in giudizio. E’ la conclusione alla quale è arrivato Vincenzo Scarallo, dirigente medico e psichiatra del Cotugno di Napoli che ha redatto la perizia sull’uomo di Paupisi che un anno fa ha ucciso la moglie e il figlio e ridotto in fin di vita la figlia.
Quest’ultima, Antonia, è scampata miracolosamente al massacro consumato nella casa del paese alle porte di Benevento, dove lo scorso 30 settembre Ocone aveva ucciso con un masso di una decina di chili la moglie Elisa Polcino e il figlio di 15 anni Cosimo.
Nella sua furia delirante aveva colpito anche Antonia. La moglie l’aveva lasciata nella camera da letto, mentre i due figli se li era portati in macchina e si era allontanato da Paupisi senza una meta. Era stato ritrovato la sera in questo campo tra Mirabello e Ferrazzano, dove i Carabinieri di Campobasso lo avevano arrestato. In macchina aveva i corpi dei due figli: Cosimo senza vita e Antonia agonizzante. Quest’ultima, nonostante un gravissimo trauma cranico è tornata a casa dopo una lunga degenza al Neuromed.
In carcere a Benevento, l’uomo è stato sottoposto a perizia psichiatrica, accordata alla difesa dalla Corte di Assise campana dove è in corso il processo. Mercoledì è fissata l’udienza per il deposito. Una relazione nella quale in 36 pagine Vincenzo Scarallo ha tracciato la personalità di Ocone, accompagnata da deliri, allucinazioni e alterazione del senso della realtà. Durante i colloqui avvenuti nel carcere di Capodimonte, l’omicida ha spiegato di aver ucciso la moglie perché la riteneva posseduta dal demonio. Ma al termine del test, lo psichiatra è giunto ad una conclusione che potrebbe portare il 59enne di Paupisi dritto all’ergastolo.
Il perito incaricato dal presidente della Corte di Assise di Benevento, Sergio Pezza, ha rilevato che nell’imputato appaiono conservati i principali parametri funzionali: in sostanza, conclude Scarallo, Ocone all’epoca dei fatti era capace di intendere e volere. Nell’udienza del 16 lo psichiatra sarà sentito dai giudici popolari della Corte d’Assise, mentre il 30 è fissata la discussione finali di accusa e difesa e la sentenza.




