«Lo scorso marzo, subito dopo le nostre denunce sui ritardi nei lavori di elettrificazione della tratta ferroviaria Roccaravindola–Isernia–Campobasso, l’assessore alle Infrastrutture Marone fornì in pubblico un cronoprogramma dettagliato e con date precise sulla gara per l’adeguamento delle gallerie che condizionano il completamento dell’opera. Oggi, a distanza di mesi, è giusto chiedere se quelle date siano ancora valide».
Lo dichiara il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina, tornando su un dossier che segue da mesi con interrogazioni e richieste di accesso agli atti.
«L’assessore Marone dichiarò che Rfi aveva pubblicato il bando per l’adeguamento delle gallerie il 30 gennaio, con scadenza fissata al 30 marzo e che la direzione territoriale Molise e Campania gli aveva assicurato la consegna del cantiere all’impresa aggiudicataria entro il mese di settembre. Da quel momento, sempre secondo l’assessore, sarebbe partito un cronoprogramma di 400 giorni che avrebbe portato Campobasso ad essere collegata alla linea elettrica nei primi mesi del 2028».
Per Gravina, già a un primo confronto con gli atti ufficiali emerge una prima incongruenza. «Le date che avevamo verificato sul portale di Rfi indicano una pubblicazione della gara il 2 febbraio e una scadenza per le offerte al 20 aprile, dopo una proroga rispetto al termine originario. Sono quindi date diverse da quelle annunciate dall’assessore a marzo, senza che sia mai stata fornita una spiegazione pubblica di questo scarto».
Gravina richiama un precedente che, a suo avviso, conferma un metodo. «Non è la prima volta che su quest’opera le versioni ufficiali non coincidono. In Consiglio regionale Rfi aveva indicato come causa principale dei ritardi la necessità di ricorrere a una Tunnel Boring Machine difficile da reperire; nella risposta a una nostra interrogazione parlamentare, il Ministero ha invece chiarito che quella tecnologia non sarebbe stata utilizzata, smentendo di fatto quanto affermato in precedenza, senza che nessuno abbia mai spiegato pubblicamente questa discrepanza».
Per il consigliere regionale, il punto politico è anche un altro. «Ogni informazione utile su questa vicenda l’abbiamo ottenuta solo perché come opposizione, in Consiglio regionale e in Parlamento, abbiamo costretto RFI e il Ministero a rispondere. Non è mai arrivata per trasparenza spontanea. Ed è proprio questo il problema: su un intervento di elettrificazione da 393 milioni di euro complessivi, con 42,6 milioni destinati alla sola gara per l’adeguamento delle gallerie, i cittadini non dovrebbero apprendere lo stato dei lavori solo grazie alle nostre interrogazioni».
Il consigliere regionale richiama poi il punto più rilevante. «Ad oggi, 29 luglio 2026, tre mesi dopo la scadenza del 20 aprile, la gara risulta ancora priva di un provvedimento di aggiudicazione pubblicato. L’ultimo aggiornamento disponibile sul portale di Rfi resta fermo al 3 aprile scorso».
«Se davvero l’assessore aveva ricevuto assicurazioni sulla consegna del cantiere entro settembre, a poche settimane da quella scadenza sarebbe utile sapere se quell’impegno sia ancora sostenibile, oppure se anche questa data sia destinata a slittare senza che nessuno lo comunichi ai cittadini».
Per Gravina, la mancata aggiudicazione mette in discussione l’intero cronoprogramma annunciato a marzo. «Se il cantiere non viene consegnato entro settembre, i 400 giorni di lavori promessi dall’assessore non possono che partire più tardi e con essi anche la data annunciata dei “primi mesi del 2028”. È una semplice conseguenza aritmetica, non un’opinione politica».
Il consigliere del M5S annuncia quindi una nuova iniziativa istituzionale. «Chiederemo formalmente all’assessore Marone e a Rfi di confermare se il cronoprogramma illustrato lo scorso marzo sia ancora valido e se lo stesso assessore si impegnerà per una riduzione dei tempi del cantiere, altrimenti le date precedentemente dichiarate rischiano di risultare già superate dalla realtà dei fatti».
«Continuiamo a monitorare con attenzione questa fase perché, ad aggiudicazione avvenuta, torneremo a chiedere con forza l’accelerazione dei lavori, come già abbiamo spiegato in un’apposita conferenza stampa», sottolinea Gravina.
«Non cerchiamo altro che coerenza tra quanto viene annunciato e quanto poi accade nei fatti – conclude Gravina –. Ai molisani non si può prima fornire un cronoprogramma dettagliato e poi lasciarli senza aggiornamenti quando quel cronoprogramma inizia a scricchiolare».




