“In vista dell’udienza davanti al TAR Molise, il Comitato San Timoteo interviene nel giudizio promosso dal Comune di Termoli e da altri enti territoriali per contribuire, con le proprie patrimonio di analisi civiche, alla verifica di legittimità del nuovo assetto della rete ospedaliera e, in particolare, della programmata disattivazione del laboratorio di emodinamica del Presidio Ospedaliero San Timoteo. Questo Comitato opera, da oltre tredici anni, come soggetto civico, con finalità statutarie di tutela del presidio ospedaliero di Termoli, del diritto alla salute dei cittadini del basso Molise e dell’equilibrio complessivo della rete sanitaria regionale, attraverso studi, proposte, osservazioni formali e partecipazione ai procedimenti amministrativi. In questa funzione, da ultimo, sono state presentate articolate osservazioni al Programma Operativo Sanitario 2026‑2028 e ai decreti commissariali sulla rete ospedaliera, sull’emergenza‑urgenza, sulle reti tempo‑dipendenti e sui punti nascita, con richieste puntuali di riesame, integrazione istruttoria e sospensione delle misure più critiche. Sul piano tecnico‑giuridico, il Comitato evidenzia tre profili principali che saranno al centro dell’udienza. In primo luogo, il difetto di istruttoria e di trasparenza: non risultano ancora pienamente ostensibili lo studio AGENAS sulle emodinamiche, i dati 118 sui tempi reali di percorrenza, le simulazioni sui percorsi post‑disattivazione e le eventuali convenzioni operative con la Regione Puglia, pur essendo questi elementi richiamati a fondamento della scelta di chiudere l’emodinamica di Termoli entro il 31 ottobre 2026. In secondo luogo, l’applicazione eccessivamente meccanica degli standard del D.M. 70/2015, assunta quasi esclusivamente in chiave numerica (bacini di utenza e volumi), senza un’adeguata contestualizzazione rispetto alle peculiarità orografiche, viarie e demografiche del basso Molise, dell’area costiera e dei territori di confine con Abruzzo e Puglia. In terzo luogo, il Comitato richiama il tema della effettiva accessibilità alle cure tempo‑dipendenti: la rete dell’infarto miocardico acuto non può essere valutata solo in termini di esistenza astratta di un hub regionale, ma richiede la dimostrazione che, dopo la chiusura di Termoli, i pazienti dei Comuni costieri e interni possano comunque essere trattati entro tempi compatibili con la tempistica critica, considerando criticità della viabilità, stagionalità dei flussi turistici, limitato numero di postazioni 118 medicalizzate h24 e tempi di impegno dei mezzi per trasferimenti prolungati. In questa prospettiva, la scelta di disattivare il laboratorio di emodinamica viene assunta mentre i dati più recenti di attività e di organizzazione del presidio termolese documentano un significativo rafforzamento del reparto di cardiologia e un superamento delle soglie minime di volume previste dallo stesso D.M. 70/2015, elementi che richiede una rivalutazione aggiornata prima di definire misure irreversibili. Il Comitato sottolinea, inoltre, che la difesa del San Timoteo è parte di una impostazione unitaria e non campanilistica della sanità molisana, che comprende anche le criticità legate alla riconversione dell’Ospedale Caracciolo di Agnone e alla chiusura del Punto Nascita del Veneziale di Isernia, ponendo al centro i principi di prossimità, sicurezza, continuità assistenziale e equità tra aree costiere, interne e montane. In questo quadro, Termoli viene considerata presidio pubblico di confine, strategico non solo per la tutela dei cittadini del basso Molise, ma anche per il contenimento della mobilità passiva e per il riequilibrio economico del sistema sanitario regionale, in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità del P.O. 2026‑2028. In attesa di un intervento politico definitivo con l’emanazione da parte del Governo centrale del famigerato “Decreto Molise”, non ci resta che appellarci al Tar. L’intervento in giudizio non intende contrapporsi alle istituzioni, ma affiancarle in un passaggio delicato, affinché la necessaria riorganizzazione della sanità molisana si svolga nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, dei livelli essenziali di assistenza e dei consolidati orientamenti giurisprudenziali che impongono, anche in regime commissariale, istruttorie complete, motivazioni trasparenti e un effettivo coinvolgimento dei territori. Con questo spirito, il Comitato rinnova la propria disponibilità a un confronto tecnico e istituzionale aperto, convinto che solo un percorso condiviso possa garantire un sistema sanitario regionale capace di tenere insieme qualità, prossimità delle cure e sostenibilità finanziaria.”



