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venerdì, Maggio 22, 2026

Caso Pietracatella, Aldo Di Giacomo (criminologo): Possibile punto di svolta

AttualitàCaso Pietracatella, Aldo Di Giacomo (criminologo): Possibile punto di svolta

“L’arrivo dello SCO a Campobasso non è un dettaglio tecnico, ma un segnale investigativo preciso: il caso Pietracatella è entrato nella fase più importante, quella in cui gli elementi raccolti possono trasformarsi in atti formali e portare all’iscrizione di una o più persone nel registro degli indagati”. Lo afferma Aldo Di Giacomo, psicologo ed esperto di criminologia, da trent’anni impegnato nell’analisi dei fenomeni criminali e delle loro ricadute sociali e istituzionali, intervenendo sul caso della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute dopo un avvelenamento da ricina a Pietracatella. “Il coinvolgimento dello SCO negli accertamenti tecnici sui telefoni, sui computer, sui tablet e sui modem sequestrati nella casa della famiglia Di Vita dimostra che siamo davanti a un passaggio di altissimo rilievo. Non si tratta più soltanto di ascoltare persone informate sui fatti o ricostruire genericamente rapporti familiari e abitudini di vita: ora si entra dentro la memoria digitale delle vittime e del nucleo familiare”. Secondo Di Giacomo, proprio questa attività potrebbe rappresentare il punto di svolta dell’inchiesta. “Dalle tracce digitali possono emergere elementi decisivi: ricerche sulla ricina, messaggi cancellati, contatti, cronologie di navigazione, file, fotografie, posizioni, rapporti personali e familiari. Ma soprattutto può emergere il collegamento tra chi aveva interesse, chi aveva accesso, chi aveva conoscenza della sostanza e chi poteva materialmente agire”. Per Di Giacomo, l’arrivo dello SCO rafforza anche la previsione già avanzata nei giorni scorsi. “A giugno potremmo arrivare all’iscrizione di almeno una persona nel registro degli indagati. Sarebbe un passaggio quasi naturale, vista la direzione che l’indagine sta prendendo. Ma attenzione: essere indagati non significa essere colpevoli. Significa che la Procura ritiene necessario compiere accertamenti garantendo a quella persona il diritto di difendersi”. Resta però fermo, secondo l’esperto, il profilo psicologico e criminologico già delineato. “Dal mio punto di vista, l’omicidio di Pietracatella continua a portare verso una figura femminile, che può aver agito da sola oppure con un complice. È una lettura che nasce dalla natura del delitto, dal mezzo utilizzato, dal contesto domestico, dalla modalità silenziosa dell’avvelenamento e dal tipo di relazione necessaria per arrivare così vicino alle vittime”. Di Giacomo sottolinea che il veleno, in questo caso, parla il linguaggio della prossimità. “Chi avvelena non entra in scena con violenza plateale. Non rompe una porta, non aggredisce frontalmente, non lascia necessariamente sangue o rumore. Agisce nel silenzio, nella fiducia, nella quotidianità. Per questo siamo davanti a un omicidio di prossimità, maturato verosimilmente dentro relazioni molto vicine alla famiglia”. L’esperto invita però a distinguere nettamente l’analisi criminologica dalla prova giudiziaria. “Una cosa è individuare un profilo compatibile, altra cosa è dimostrare in modo certo chi abbia preparato, favorito o somministrato la ricina. Le intuizioni investigative e le letture psicologiche possono orientare, ma non bastano. In un caso così delicato serviranno prove tecniche, scientifiche e digitali inattaccabili”. Da qui l’importanza del lavoro sui dispositivi elettronici. “Non basterà trovare una ricerca sulla ricina. Bisognerà capire da quale dispositivo sia partita, chi usava realmente quel dispositivo, quando sia stata effettuata, se sia stata cancellata, se sia collegata ad altri messaggi o comportamenti e se possa essere inserita in una sequenza logica compatibile con l’avvelenamento”. Infine, Di Giacomo richiama alla prudenza. “L’arrivo dello SCO indica che l’indagine accelera, ma non autorizza processi mediatici. Pietracatella non è una fiction, non è una puntata televisiva in cui ogni giorno deve uscire il colpo di scena. È un duplice omicidio reale, drammatico, in cui sono morte una madre e una figlia. Serve il tempo giusto: quello necessario a trasformare sospetti forti in prove certe. Per noi — conclude Di Giacomo — il quadro resta chiaro: figura femminile, sola o con un complice, contesto di prossimità, movente maturato dentro relazioni vicine e possibile svolta investigativa a giugno. Ma proprio perché il quadro appare così forte, bisogna pretendere prove ancora più forti. Solo quelle potranno portare alla verità processuale.”

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