L’assessore regionale Andrea Di Lucente interviene sulla nuova strategia europea sul “Right to stay”, presentata a Bruxelles dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, invitando ad una riflessione concreta sulla condizione reale delle aree interne italiane, del sud, e, in particolare, del Molise. “Il principio del diritto a restare è certamente condivisibile – dichiara Di Lucente – ma il rischio è che si continui a parlare di strategie e programmazioni senza affrontare fino in fondo le criticità quotidiane che stanno svuotando i nostri territori. Perché nelle regioni caratterizzate da aree interne vaste e fragili, come il Molise, il problema non è soltanto creare nuove misure di sostegno: il problema è garantire condizioni minime per poter vivere. Possiamo prevedere premialità, incentivi e strumenti dedicati alle aree interne, ma se poi chiudono gli ospedali, se vengono meno i punti nascita, se i pazienti sottoposti a dialisi devono spostarsi nelle regioni limitrofe, se persistono problemi infrastrutturali e collegamenti insufficienti, allora si crea un circuito senza uscita. In questo quadro emerge una contraddizione politica sempre più evidente: mentre da Bruxelles il vicepresidente, esponente di Fratelli D’Italia, Fitto, parla di nuove strategie europee per difendere il diritto a restare nelle aree interne, sul territorio molisano il Ministro della Sanità e il sottosegretario del suo stesso partito, per mano dei commissari incaricati, continuano ad avallare tagli, ridimensionamenti e chiusure che stanno progressivamente mettendo in ginocchio il sistema sanitario regionale. Una linea che, peraltro, non trova alcuna reale opposizione neppure da parte dei rappresentanti molisani di FdI eletti in Parlamento. È facile dedurre che questa incoerenza tra gli obiettivi annunciati a livello europeo e le scelte che vengono concretamente portate avanti sui territori, rischia di compromettere qualsiasi strategia di rilancio delle aree interne: perché non può esistere alcun diritto a restare se, parallelamente, si continua a indebolire la rete dei servizi essenziali che rende possibile vivere, lavorare e costruire futuro in queste comunità. Senza servizi essenziali il diritto a restare rischia di rimanere soltanto un principio astratto. Penso ai tempi lunghissimi necessari per la riapertura del Ponte Sente (chiuso da ormai 8 anni) o alle difficoltà legate ai collegamenti ferroviari: tutto questo contribuisce ad aumentare il senso di isolamento delle comunità e ad alimentare lo spopolamento non potendo offrire un’idea di futuro né ai giovani, né alla nostra popolazione anziana. Per far sopravvivere le aree interne bisogna partire dalla base, e la base è rappresentata proprio dai servizi. Senza sanità, infrastrutture, e trasporti efficienti, l’abbandono della propria terra diventa una scelta obbligata. E senza servizi non possiamo neppure pensare di essere attrattivi per nuovi insediamenti industriali o per investimenti produttivi. Il Molise dispone di strumenti importanti legati all’Obiettivo 1, ma oggi non basta più poter contare soltanto sulle agevolazioni. Se non costruiamo un sistema territoriale realmente funzionante, rischiamo di perdere anche le opportunità di sviluppo e investimento. Le aree interne hanno bisogno di interventi concreti, organizzati e strutturali. Le aree interne non hanno bisogno soltanto di misure teoriche o di enunciazioni di principio, ma di politiche capaci di incidere nella vita quotidiana delle persone. Solo così il diritto a restare potrà diventare una possibilità reale e non uno slogan.”



