“Il mio intervento di oggi in Consiglio regionale ha avuto come obiettivo non quello di attribuire colpe e responsabilità ma di condividere e mettere a fuoco in sede di Consiglio i ritardi della politica che, senza dubbio, non possono non essere di chi ormai ci governa da troppi anni. Quella che abbiamo subito è stata senza dubbio un’emergenza straordinaria per la quantità e la qualità della devastazione che ha lasciato e per questo ringrazio tutti quanti (istituzioni, enti, associazioni e volontari) che l’hanno gestita. Il nostro territorio è caratterizzato dalla più bassa percentuale di antropizzazione d’Europa e questo significa minore possibilità di intervenire sui fenomeni naturali perché lì dove c’è l’uomo con il suo lavoro costante, i fenomeni come i dissesti e le frane sono mitigati. Date queste caratteristiche del territorio ci sono però risposte che devono necessariamente venire dalla pubblica amministrazione e non posso non evidenziare incredibili inadempienze:
per la frana di Petacciato 40, 6 milioni di euro, sono stati allocati nel 2016, e messi nella disponibilità della regione nel 2019, ci sono voluti due anni dal programma di intervento all’indizione della gara (da marzo 2019 all’ottobre 2021). Dalla consegna del progetto di fattibilità all’approvazione ci è voluto 1 anno e mezzo. Dalla consegna del progetto definitivo alla consegna dell’approvazione del progetto definitivo 8 mesi. È solo colpa della natura o non è anche dell’uomo che non fa e non fa efficacemente? Ricordiamo i 15 milioni per la messa in sicurezza del fiume Biferno recuperati nel 2016 e rimessi a disposizione nel 2018, ora siamo nel 2026 e non si sa che fine hanno fatto questi fondi, se non che è stata pagata la progettazione. E ancora i 30 milioni di euro per la Fresilia del 2016. I fondi per la Castellelce (strada che in questa situazione di emergenza avrebbe davvero aiutato tantissimo la viabilità) che fine hanno fatto? E quanto tempo deve ancora passare per mettere in sicurezza il ponte dello Sceriffo (sul quale in questi giorni di emergenza sono passati mezzi pesanti pur non potendo)? E cosa dire del ritardo del progetto di interconnessione tra la diga del Liscione e quella di Occhito? Noi siamo in uno spazio di viabilità della dorsale adriatica dove tra qualche anno si presume arriverà l’alta velocità, dove c’è l’A14, dove speriamo un giorno di avere l’interporto e pensiamo alle reti TEN -T europee che potrebbero permettere un valida riqualificazione di quel tracciato ma soprattuto la messa in sicurezza di quello che già abbiamo. Possiamo pensare a questo futuro solo se riusciremo ad essere efficienti ed efficaci e soprattutto veloci nelle nostre azioni politiche. Non mi sembra che lo siamo stati fino ad ora.”



