Come è noto, ENEL Produzione ha richiesto al Ministero una sospensione di 4 mesi dei termini del procedimento di VIA in corso, al fine di produrre ulteriore documentazione che tenga conto delle osservazioni pervenute e di promuovere incontri con le istituzioni locali “per individuare le migliori soluzioni al fine di conciliare le finalità del progetto con le necessità espresse dalle comunità locali e di porre le basi per definire attività di sostenibilità in grado di generare valore condiviso”. Incontri che, invece, avrebbero dovuto anticipare la presentazione del progetto per la realizzazione della centrale di pompaggio denominata “Pizzone 2” Probabilmente, anche a seguito delle forti prese di posizione di Amministrazioni locali, Comitati, Associazioni e degli stessi cittadini dell’area interessata alla realizzazione delle opere, l’Enel intende procedere ad una rivisitazione dell’elaborato progettuale, essendosi resa conto della sua possibile irricevibilità.
Lo scavo di gallerie dal diametro di circa 6 metri e della lunghezza di oltre 5 Km, da effettuarsi con cariche di dinamite, nonché l’esteso taglio boschivo previsto (11 ettari), la posa in opera di numerosi cavi aerei, le aree di cantiere, le aree di deposito permanente dei materiali di scavo e la nuova viabilità di servizio causerebbero un disastro ambientale di non poco conto, anche per via di un pesante inquinamento acustico e atmosferico dovuto al continuo trasporto, negli anni, del materiale cantieristico e delle rocce calcaree estratte (ben 95 mila metri cubi), con il conseguente  abbandono del territorio da parte della preziosa fauna ivi presente, compresi gli esemplari dell’orso marsicano che vivono stabilmente nell’area ricadente nella Zona contigua del  Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
La realizzazione della Centrale “Pizzone 2” prelude, oltretutto, ad altri sostanziosi interventi destinati a cancellare il meraviglioso paesaggio dell’area in questione rendendolo un triste paesaggio energetico: la trasformazione dell’esistente centrale idroelettrica di Pizzone in un Impianto di ripompaggio puro da 300 Mw funzionerà da “calamita” per la realizzazione, in aree non lontane, di nuovi impianti FER di centinaia di Mw la cui energia verrà convogliata ad alimentare questa nuova progettata centrale.
Il compimento delle opere previste non solo costituirebbe un grave attentato ai beni paesaggistici ed ambientali del territorio, ma avrà anche una negativa e rovinosa ricaduta, sotto il profilo socio-economico, per lo sviluppo delle attività ricettive e ricreative di un’area di affermata e forte vocazione turistica.
Italia Nostra, storica Associazione nazionale per la tutela del patrimonio culturale e naturale, notoriamente contraria alla realizzazione degli impianti dell’eolico industriale e del fotovoltaico a terra al di fuori di qualunque logica di pianificazione del territorio, ma favorevole alla produzione di energia da fonti rinnovabili non impattanti, non può che valutare negativamente il progetto stesso auspicando la completa rinuncia ad esso da parte della proponente onde evitare la devastazione di un’area tra le più delicate e cruciali dell’Appennino per la salvaguardia di specie faunistiche protette dalle norme sia nazionali che europee, tra cui, in primis, l’orso bruno marsicano.
Italia Nostra, chiederà di partecipare al tavolo di confronto nel caso in cui esso fosse aperto – come è auspicabile –  anche alle associazioni culturali e ambientaliste.
                   Gianluigi Ciamarra
Presidente di Italia Nostra Campobasso

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