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Cultura - Evidenza - 11 Novembre 2020

Omaggio allo scrittore Guerino d’Alessandro tra intime voci ed echi classici

di Luigi Pizzuto*
Avrebbe compiuto cent’anni Guerino d’Alessandro, scrittore, poeta e saggista, socio della “Legion d’Oro” e dell’Accademia Tiberina di Roma. Giornalista, attivo collaboratore di riviste letterarie, scomparso undici anni fa, ha lasciato un’eredità culturale che abbraccia vari campi del sapere umano. In ogni sua opera si avverte il desiderio di bellezza. Guerino d’Alessandro, nato a Colletorto nel 1920 nell’antico quartiere “Campo dei Fiori”, da giovane ha insegnato presso le Scuole Elementari di Castropignano. Durante l’ultimo conflitto bellico si mostra particolarmente attivo in difesa della libertà. Nel 1943, dopo l’armistizio, guida lungo la penisola italiana gruppi di sbandati meridionali per il loro rientro in famiglia. Non poche le difficoltà incontrate in questo lungo percorso, da Mondovì ai tratturi d’Abruzzo che conducono in Puglia, di giorno e di notte, a piedi e con mezzi di fortuna. Alla fine del 1943 viene aggregato alla Seconda Ordinance Company Motors Americana nella zona di Napoli. Dopo la caduta di Cassino e la liberazione di Roma diventa esperto nella conduzione di mezzi americani da Napoli a Livorno. Dal 1944 viene impiegato nella zona di Aversa a guardia nel Campo Prigionieri Tedeschi. All’indomani della Liberazione riprende l’insegnamento presso le Elementari di Campobasso. Nel 1958 si trasferisce a Sondrio. In Valtellina dirige il Circolo Didattico di Ardenno. Intensa risulta la sua produzione letteraria. A partire dagli anni Cinquanta pubblica le seguenti raccolte di poesie: “Pagliuzze d’oro”, Ed. Pungolo Verde Campobasso, 1956; “Il sogno di Torquato Tasso”, 1958; “Intime voci”, 1960; “Il ribelle”, 1960; “Battaglie e fantasie”, Ed. Gabrieli, Roma, 1977. Saggistica: “Saggio estetico sul poeta Bertacchi”, Ed. Sia, Bologna, 1960; “Saggio estetico sul poeta D’Ambrosio”, 1961; “Saggio estetico sul poeta Incalicchio”, 1966. Filosofia politica: “La grande trama”, Ed. Eil, Milano, 1976; “La produzione letteraria di Alfio Arcifa”, Ed Eiles, Roma, 1982; “La poesia di Orazio Tanelli”, Ed. Cassino, 1985. Narrativa: “Da una generazione all’altra”, Tipi Mattei, Morbegno, 1979; “Fiabe e racconti”, Ed. Eiles Roma, 1984; “Quaderni colletortesi”, Ed. Eiles Roma, 1991. Quest’ultimo libro di narrativa è un omaggio alla terra natia. Qui, con un lessico incisivo, la storia della comunità s’intreccia, silente, di certo, a quella personale. Nella descrizione dei tipi umani recupera brillantemente storie vissute ed ascoltate nel suo contesto di vita. I protagonisti, tra pregi e difetti, e con una buona dose di ironia, ritrovano il senso dell’essere grazie ad una dignità mai messa da parte. In un contesto di povertà e nella vita semplice del paese impongono le azioni più esaltanti. Il legame alla terra di appartenenza è forte se si leggono “L’educandato femminile”, “Vincenzo l’Americano”, “La spagnola”, “Ricuccio”, “Fonte Cerasa”, “La leggenda della nostra montagna”, “L’idioma”. Negli altri racconti non ci sono uomini provvisori. Anzi nessuno viene sconfitto, perché, stranamente, ognuno, nel cammino di vita che ha davanti, è capace di imporre il proprio modus vivendi. Nei “Quaderni colletortesi” c’è tanta voglia di vivere. La vita è bella. Pulsa, dunque, nel cuore di ognuno. Di tutti.

*storico

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