La notizia del divieto di svolgimento della Carrese a San Martino in Pensilis è piombata come un fulmine sulla comunità. Quattro fredde pagine scritte dalla Prefettura di Campobasso che spengono per il momento ogni speranza di correre il 30 aprile e che hanno gettato nella rabbia e nello sconforto un’intera comunità, la cui identità è legata a questa manifestazione. Un incubo vissuto già nel 2015 quando ci fu lo stop alle Carresi con il sequestro delle stalle da parte della Procura. Da qui in poi una nuova normativa, con regole sempre più stringenti e su cui le Amministrazioni lavorano per mesi pur di permettere la manifestazione. Il sindaco Massimo Caravatta ha subito predisposto tutto il necessario per il ricorso al Tar contro il provvedimento della Prefettura: “Abbiamo presentato un ricorso al Tar, riteniamo che ci siano grosse motivazioni affinchè i giudici prendano in esame il ricorso. Una comunità intera che chiede di poter realizzare una manifestazione che sta nel proprio Dna. L’Amministrazione lavora un anno intero perché la manifestazione si possa svolgere e in maniera più alacre dal mese di gennaio, momento in cui ci dedichiamo totalmente alla Carrese. Non dimentichiamo che c’è un’economia che gira intorno a questa manifestazione e che mi stanno chiamando i vari commercianti, aziende che vanno in sofferenza perché la Carrese è a rischio. C’è in piedi un piano dei rischi, convenzioni per controlli anti doping prima e dopo la corsa, redatto un piano per stabilire esattamente dove deve sostare il pubblico, le vie di fuga, le ambulanze, i copri antincendio. Uno stopo così repentino, mi angoscia perché sta gettando una comunità intera nella disperazione”.

Le celebrazioni religiose al momento sono confermate, così come la processione in onore di San Leo il 2 maggio. “Una pugnalata al cuore” così Don Nicola ha definito lo stato d’animo della comunità. “Come volete che si possa apprendere una pugnalata al cuore della città, non si apprende, si sanguina, si subisce. Forse dovremmo ragionare anche su qualcosa in più. Nella nostra regione piccola, in un fazzoletto di terra così piccolo, negarci la molteplicità culturale che si esprime nel rapporto con tutto il creato, veramente è azione condivisibile? Fa bene al nostro Molise negarci questa nostra identità?”

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