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lunedì, Aprile 20, 2026

Regione, Giunta ‘a quattro mani’, come in un piccolo paese

AperturaRegione, Giunta 'a quattro mani', come in un piccolo paese

consigl-reg-molisedi GIOVANNI DI TOTA

Tatticismi, fatti di attese e ripartenze. Di detti senza mezze misure e di marce indietro avvenute solo di nascosto. Negli incontri faccia a faccia e non nelle assemblee infuocate o nelle aule istituzionali. In entrambi i casi c’è troppa gente.

La giunta della Regione Molise resta dimezzata. Già snella nelle intenzioni elettorali del governatore – che poteva anche andar bene – oggi è condensata in quattro mani quattro: quelle dei due assessori Vittorino Facciolla, del quale le politiche agricole rappresentano l’impegno maggiore e di Pierpaolo Nagni, con le infrastrutture e i trasporti. Il resto è allo sbando. O quantomeno, nella migliore delle ipotesi, in stand by.

In attesa che qualcuno riprema il testo play, lavoro, politiche giovanili e della famiglia, istruzione, formazione professionale e molisani nel mondo, le deleghe cioè dell’assessore dimissionario Michele Petraroia, sono senza una guida.

Lo sono da molto più tempo, dalla sospensione di Massimiliano Scarabeo che le gestiva, commercio, industria, artigianato e altre minori. E’ vero che governare una regione di 300mila persone, si è sempre detto negli ultimi anni, potrebbe non essere un’impresa ardua, ma farlo in due e il presidente, appare un tentativo abbastanza velleitario.

Il governo regionale, come un comune di millecinquecento abitanti: il sindaco e due assessori. Va bene risparmiare sui costi della politica, ma ora la paralisi amministrativa è sotto gli occhi di tutti. Non solo dell’opposizione naturale a Frattura: quella dell’ex governatore Michele Iorio e del centro destra. Ma da qualche tempo anche del fuoco amico: Danilo Leva e Roberto Ruta, deputato e senatore del Pd, davanti a tutti.

E’ un chiarissimo segnale di difficoltà politica che si traduce, inevitabilmente, in un governo che arranca in ogni settore. Lo dicono i numeri degli indicatori economici, delle aziende che chiudono, dei giovani che ormai un posto di lavoro non lo cercano nemmeno più.

Il vice presidente che ha preferito abbandonare, oggi abbaia alla luna. Il presidente ancora in carica è accerchiato da mille e uno problemi.

Ma è chiaro che, il problema numero uno, la posta sulla quale si gioca la partita decisiva resta quella della sanità. E’ questo lo snodo dal quale passa la fase conclusiva della legislatura. Carlo Veneziale al posto di uno, Micaela Fanelli, Massimiliano Scarabeo, Francesco Totaro, Vincenzo Niro, e tutti quelli che spingono per sedersi al banco del governo al posto di un altro sono tessere di un mosaico. Senza un cambio di passo radicale, a partire dalla sanità, per Frattura e la sua maggioranza ormai stiracchiata, il terreno da qui in avanti rischia di trasformarsi in un campo minato.

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