di GIOVANNI DI TOTA
Sulla sanità la partita è finita. Per Ulisse Di Giacomo siamo al game over, proprio come ai giochini elettronici. Un finale che arriva dopo dieci anni di incontri, verifiche, battaglie e proteste, per evitare che il sistema sanitario del Molise fosse sgretolato.
Imbastite, ha ricordato il senatore dell’Ncd, soprattutto dalla sinistra, dai passati sindaci di Agnone, Larino e Venafro, dove i piani operativi colpiscono più duro e gli ospedali chiudono per lasciare il posto a dei poliambulatori.
Su quelle proteste, secondo Di Giacomo, molti hanno costruito carriere politiche, presentato interrogazioni in parlamento. Oggi, invece, – il riferimento esplicito del senatore è rivolto a Frattura – qualcun altro per non essere sostituito come commissario, si è fatto imporre dai ministeri tutta gente di fuori regione: i sub commissari, il direttore generale e il direttore sanitario dell’Asrem, il direttore della sanità.
Tutti uniti – ha aggiunto Di Giacomo – da un solo obiettivo imposto dal tavolo tecnico: chiudere la maggior parte delle strutture sanitarie e cambiare in peggio la sanità molisana.
Lo scenario dipinto è desolante: con il Vietri e il Santissimo Rosario ridimensionati a poliambulatori, la soppressione dei pronto soccorso; con la chiusura di Neurofisiopatologia del Veneziale, dove – rivela Di Giacomo – dal 2017 sarà soppresso il punto nascita con la chiusura del nido, di pediatria e di ostetricia; già tracciato il destino del Cardarelli, con cardiologia, cardiochirurgia, chirurgia vascolare e il dipartimento oncologico gestiti dalla Fondazione Giovanni Paolo II e il resto dall’ospedale civile di Campobasso in una integrazione tra pubblico e privato di cui non si conoscono i confini né i particolari.
Sullo sfondo, in questo quadro poco rassicurante, il mutuo trentennale che Frattura firmerà per 300 milioni di euro, che peserà inesorabilmente sulle teste dei contribuenti molisani. Ecco perché, per il senatore Di Giacomo, la partita della sanità in Molise è arrivata senza appello alla fine.



