Pubblicato: giovedì 10 marzo, 2016 - Tempo di lettura: 4 min.

Cinema e letteratura: nel cuore dello show business

heartdi ANNUNZIATA D’ALESSIO

Se al cinema nei mesi scorsi era tornato l’olio di balena: antesignano del petrolio, l’oro nero venuto per primo a rischiarare le città, in piccole regioni come il Molise si preparano ad arrivare le trivelle petrolifere, a cui un referendum (previsto per il 17 aprile 2016) si accinge a fare da contro parte…
Dentro e fuori il grande schermo il “Dio denaro” continua ad avere il suo mercato.
Attualissima, infatti, per il nostro mondo era stata la nuova proposta cinematografica: “Heart of the sea”, che a tinte fosche, di vaga atmosfera ossianica, dal ritmo incalzante e dall’effetto inquietante, aveva visto al timone della regia una “beautiful mind“, Ron Howard, volto ad indagare le origini di quello che è considerato un caposaldo della grande letteratura, “Moby Dick”.
A dicembre si saliva a bordo della baleniera Essex e si avviava un viaggio coraggioso, solo apparentemente fuori o lontano da noi, perché in realtà a salpare sarebbe stata la nostra parte più profonda insieme a quelli che probabilmente furono i pensieri dello stesso Melville di fronte all’antefatto storico che costituì il prologo della sua Opera.
Siamo nell’inverno del 1820, in un’epoca passata, tuttavia il film ha avuto il gran pregio di riuscire magistralmente a toccare temi delicati come le relazioni interpersonali, le aberrazioni compiute per la sopravvivenza fino all’abominio, il rapporto sempiterno tormentato fra l’uomo, autoeletto a creatura suprema, e la natura, che non intende cedere al suo volere: tutto in una piega di addensato logorio introspettivo e psicologico da mantenerci in stretta connessione con le problematiche del tempo presente.
Al momento, dunque, le tematiche principali del classico di Melville ritornano più che mai appropriate con il loro peso di sempre, dall’avidità all’ingordigia, dalla crudeltà umana alla sfrenata sete di potere che sottomette ogni buon senso all’arroganza della presunzione: l’uomo che incalza ossessivo al cospetto della sovrumana forza di Madre Natura e pensa di poterla sfidare, superare e uscirne vittorioso.
In una fase storica particolare ⎼ come quella che stiamo vivendo e in Europa innanzitutto ⎼
la rappresentazione di una ferocia umana e animale, messe l’una di fronte all’altra, assume il taglio di un’ intenzione quasi catartica. In effetti, le simbologie assegnate alla balena di Melville sono innumerevoli, ma riducendole ai minimi termini si può dire che essa incarna tutte le nostre paure, le più svariate, le più nascoste.
Senza dubbio rimane sulla stessa borderline Ron Howard, la cui balena si presta ad altrettante interpretazioni.
Da una parte, quella storica del circuito economico di armatori e industria, che le ruota intorno, dove la balena è vittima e quindi non diversa dagli uomini che le danno la caccia, a loro volta macinati dal tritacarne di un sistema-guadagno, concepito nella pura ottica affaristica del profitto. Per dirla tutta una lobby fra le tante! Uno di quei gruppi di pressione, di interesse economici e politici che detengono il potere, manipolano e controllano le società di oggi quanto di ieri.
Dall’altro canto, partendo dall’ispirazione di una storia vera, procedendo nella dimensione epica della sfida, attraverso cui l’uomo intende misurarsi affrontando i propri demoni, la balena incontra il Mito. Nel rapporto Uomo-Natura si sprigiona il conflitto generato non per mano della natura, inerme e maestosa, ma per opera dell’uomo che armato va a disturbarla. Ed ecco che i capitani Achab, Pollard e Chase, diventano i medesimi predatori di King Kong,
di Pegaso o in senso ancora più lato di Pan, il Dio della Natura per antonomasia, simbolo di una energia vitale che risiede in essa e non accetta di essere imbrigliata.
Pertanto, non è il “ mostro“ che cerca l’uomo, ma è l’uomo che si fa “mostro”, nella finzione artistica come sovente nella realtà. Allora forse per salvarci, per essere un po’ meno “mostri” dovremmo essere in grado di riprendere da questa storia e da tutta la sua vasta simbologia lo stesso insegnamento che ne trasse da ragazzo Abramo Lincoln, leggendo il capolavoro di Melville. “Noi siamo balenieri” affermò il Presidente americano (nuovo Achab, nuovo capitano!), quando in difesa di un sistema-Uomo, contro la schiavitù, guardava lontano, chiedeva con ostinata determinazione la ratifica del XIII emendamento e certo pensava a ben altri mari da valicare e a sfide d’altro genere…

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