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venerdì, Gennaio 2, 2026

La Band del terzo orecchio

QDLa Band del terzo orecchio

Continuiamo la nostra rubrica di approfondimento musicale con Antonello Cresti, scrittore, storico della musica e musicista. Dopo aver discusso di psichedelia britannicaoggi parliamo di uno dei gruppi più originali della storia del rock. Nati alla fine degli anni sessanta nella scena della controcultura londinese (si esibivano nel mitico UFO di Londra), hanno creato una musica tanto sperimentale, tanto da potersi definire unica e probabilmente irripetibile, quanto tradizionale, nel senso di un fortissimo attaccamento del fondatore Glen Sweeney alla propria terra e alle sue tradizioni. Anche la scelta degli strumenti indica un desiderio di creare una sorta di avanguardia tradizionalista. Stupisce molto l’ascolto di una fusione di atmosfere orientali e occidentali che non sembrano nascere nei pressi del freddo Tamigi ma piuttosto nelle calde acque del Gange.

Valerio D’Onofrio: Bentornato Antonello. Ascoltare per la prima volta i Third Ear Bandfa subito comprendere la loro unicità e forse irripetibilità. La loro collocazione è tanto complessa che nel tuo libro, Fairets Isle, li inserisci in un capitolo che chiami Paria, gli inclassificabili, dalla parola indiana “Fuori Casta”. Non si ascoltano chiari riferimenti al progressive, alla psichedelia e forse nemmeno al rock in genere. Anche parlare di folk è troppo generico. La musica appare fin da subito straordinariamente colta. Da dove viene, a tuo avviso, il sound della Band del terzo orecchio?

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