Ci sono settimane nelle quali il lavoro più importante non si fa soltanto sul campo. Si fa nella testa, nello spogliatoio, nella capacità di guardarsi negli occhi e ritrovare quello che sembra essersi smarrito. Per il Campobasso, dopo il pesantissimo 5-1 contro il Perugia, è arrivato proprio uno di quei momenti. Una sconfitta che ha lasciato il segno, non soltanto per le proporzioni del risultato, ma perché ha messo ulteriormente a nudo difficoltà che accompagnano i rossoblù dall’inizio della stagione. Diciannove gol subiti in dieci giornate, una fase difensiva che continua a mostrare evidenti fragilità e un rendimento lontano dalle aspettative estive.
Le critiche sono inevitabili e, per molti aspetti, anche legittime. Ma adesso il compito del Campobasso è quello di accettarle senza lasciarsi travolgere. Resettare, ritrovare serenità, ricostruire quelle certezze che sembrano essersi progressivamente sgretolate. E il primo passo non può che essere la solidità. Prima ancora di ritrovare la vittoria, il Campobasso deve ritrovare la capacità di non concedere. Perché è dalla compattezza, dall’attenzione e dalla disponibilità al sacrificio che si ricostruisce la fiducia di una squadra. Un compito reso ancora più complicato dall’emergenza difensiva. All’assenza di Capoferri, operato al ginocchio, si è aggiunto l’infortunio al ginocchio di Papini, la cui entità riguarda un interessamento del legamento crociato con uno stop lunghissimo, mentre Salines sarà fermato dal giudice sportivo dopo l’espulsione rimediata contro il Perugia. Devis Mangia dovrà inevitabilmente trovare nuove soluzioni, anche attraverso possibili adattamenti. Ma in un momento del genere, forse, conta meno il ruolo naturale di un calciatore e molto di più la sua capacità di interpretare la partita con attenzione, personalità e spirito di sacrificio.

È proprio dalle difficoltà che possono nascere risposte inattese. E oggi il Campobasso ha bisogno prima degli uomini e poi dei giocatori. Di un gruppo capace di reagire, di aiutarsi, di ritrovare le distanze in campo e soprattutto quella fiducia che sembra essersi smarrita. Sabato, a Caravaggio, contro l’Atalanta Under 23, non sarà soltanto una questione di risultato. Sarà soprattutto una prova di carattere, per una squadra che ha ancora il tempo di cambiare il proprio campionato, ma che deve cominciare a farlo dalle fondamenta. E anche Mangia, chiamato a ritrovare la bussola dopo un avvio complicato, dovrà essere il primo a indicare la strada e attuare quelle modifiche tattiche che appaiono improcrastinabili. Così non va, ci sono dieci giornate che parlano, non una, non due, non tre gare, bensì dieci che sono oltre un quarto di tutta la stagione. Cambiare per ritrovarsi e attendere tempi migliori, il tecnico è chiamato ad una prova di maturità per aiutare i suoi giocatori che stanno attraversando un momento duro. Perché prima di ritrovare i risultati, questo Campobasso deve ritrovare se stesso.



