Dopo aver acceso i riflettori sui computer di Gianni Di Vita, l’attenzione degli investigatori si sposta ora sulla scuola di Riccia frequentata da persone che hanno avuto rapporti con le vittime del giallo di Pietracatella, Sara e sua mamma Antonella, uccise avvelenate con la ricina a dicembre. Nei giorni scorsi le perquisizioni negli studi di lavoro e nella nuova abitazione dell’ex sindaco, padre e marito delle vittime, ora una operazione ancora più massiccia: “Ispezione informatica”, così l’ha chiamata la procuratrice di Larino Elvira Antonelli disponendo le perquisizioni che saranno effettuate martedì mattina all’interno dell’istituto agrario di Riccia. I poliziotti dovranno controllare tutti i dispositivi elettronici presenti nella scuola, oltre 70, con lo scopo di verificare se da qualcuno di quei computer siano state effettuate ricerche sulla ricina. Gli investigatori vogliono scoprire la provenienza del veleno utilizzato per uccidere Sara e Antonella, l’eventuale acquisto sul web, la ricerca delle modalità per la preparazione e la somministrazione.
Già nel corso delle indagini, nei mesi passati, sono emersi navigazioni e quesiti su piattaforme web ritenuti “degni di
interesse investigativo” e fatti da persone al momento ignote mirate alla ricerca delle parole ‘veleno’, ‘ricina’ e simili. E’ quanto
viene evidenziato nel decreto con il quale viene disposta la
perquisizione. La Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, ha già acquisito i dati dei dispositivi informatici della scuola “e non può escludersi – scrive la procuratrice – che con gli stessi siano state eseguite navigazioni nel web o dark web riguardanti la ricina”. Si apprende anche che ci sono altri termini attenzionati dagli investigatori e sono ‘solfato di ammonio’, ‘solfato di sodio’, ‘ricino’, ‘semi di ricino’, ‘olio di ricino’, ‘deep web’, ‘dark web’. Si cercano infine anche tracce di eventuali cancellazioni delle ricerche. La maggior parte degli oltre 70 dispositivi da controllare nella scuola si trova nel laboratorio adiacente alla serra, altri nelle aule; infine ci sono alcuni pc che si trovano nella sede delle scuole medie – ma utilizzati dallo stesso istituto agrario – e una decina di computer più datati, inutilizzati da diversi anni. Nelle settimane passate diverse volte in Questura a Campobasso è stato sentito il tecnico di laboratorio dell’istituto di Riccia che è anche marito dell’insegnante di matematica amica da tempo di Gianni Di Vita. La donna insegna in un’altra scuola della provincia di Campobasso e oltre ad essere stata sentita più volte dalla polizia, ad agosto è stata anche messa a confronto con lo stesso Di Vita.




