Nelle acque dell’arcipelago delle Isole Tremiti, si è svolta l’“Esercitazione Complessa 2026”, organizzata e coordinata dalla Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Termoli, sotto il coordinamento della Direzione marittima di Pescara, per testare le procedure di risposta a un’emergenza di inquinamento marino e verificare, al contempo, l’efficacia delle misure di security portuale.
Lo scenario esercitativo ha avuto inizio nelle acque antistanti l’isola di San Domino, dove una motovedetta della Guardia Costiera, impegnata nell’ordinaria attività di pattugliamento, ha individuato un natante sospetto con due persone a bordo. Nel corso del successivo intervento congiunto con un’unità navale del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Termoli, i due occupanti hanno simulato l’abbandono in mare di altrettanti serbatoi contenenti carburante, tentando poi di allontanarsi dalla zona.
La presenza simulata di tracce di idrocarburi sulla superficie del mare ha comportato l’attivazione delle procedure previste dal Piano Operativo Locale di pronto intervento contro gli inquinamenti marini. Contestualmente, sono state attuate le misure previste per l’impianto portuale “Le Diomedee” delle Isole Tremiti, con l’innalzamento del livello di security.
La Sala Operativa della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Termoli ha coordinato l’impiego di unità navali, mezzi aerei e personale specializzato.
In mare sono intervenute le unità navali CP 878, CP 561 e GC A77 della Capitaneria di porto – Guardia Costiera di Termoli, affiancate dalla motovedetta CP 292 della Direzione Marittima di Pescara. La CP 878 ha assunto il coordinamento delle operazioni sul posto, mentre le altre unità hanno assicurato la sorveglianza dell’area e la sicurezza dei mezzi e del personale impegnati, in particolare durante le attività di contenimento e recupero dell’inquinante.
L’elicottero della Base Aeromobili della Guardia Costiera di Pescara ha effettuato una ricognizione dello specchio acqueo, fornendo indicazioni utili a delimitare la chiazza, valutarne la possibile deriva e individuare le aree da proteggere con priorità.
Parallelamente, gli operatori del 1° Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera di San Benedetto del Tronto hanno ricercato e localizzato i due serbatoi sul fondale, procedendo al loro recupero e alla rimozione della sorgente dell’inquinamento. Nell’ambito delle attività programmate, gli operatori subacquei della Guardia Costiera hanno inoltre recuperato alcune “reti fantasma”, attrezzi da pesca, nonché rifiuti di vario genere abbandonati sui fondali e potenzialmente dannosi per l’ecosistema marino.
Alle operazioni ha partecipato anche il mezzo specializzato antinquinamento “ECO ELBA” della società Castalia, impiegato nell’ambito della convenzione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per il servizio di pronto intervento antinquinamento marino. Il mezzo ha provveduto a circoscrivere e contenere la chiazza mediante panne galleggianti e al successivo recupero del prodotto inquinante.
L’attività addestrativa ha consentito di verificare sul campo la prontezza di risposta del dispositivo aeronavale e la piena operatività dei protocolli previsti dal Piano Operativo Locale contro gli inquinamenti marini. Nella sua funzione di Autorità coordinatrice, la Guardia Costiera ha assicurato la direzione unitaria dell’emergenza, gestendo i flussi operativi della Sala Operativa e il raccordo tattico con le altre componenti navali e specialistiche intervenute sul posto. L’impiego congiunto del monitoraggio aereo, del pattugliamento di superficie e del Nucleo Subacqueo del Corpo ha permesso di testare con accuratezza i tempi effettivi di contenimento, localizzazione subacquea e neutralizzazione della sorgente inquinante, a salvaguardia del delicato ecosistema e degli equilibri biologici dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti.



