Un lavoro lungo e difficile, che ha avuto l’esito che tutti in qualche modo si aspettavano: Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono state uccise dalla ricina.
Benedetta Pia De Luca, la dottoressa che il 31 dicembre all’obitorio del Cardarelli eseguì le due autopsie, ha depositato alla procura di Larino il risultato di quegli esami.
Una relazione mastodontica di 860 pagine, divisa in due tronconi: il primo si compone di 500 pagine e riguarda il dettaglio delle autopsie, mentre la seconda parte è composta dagli allegati e da tutti gli esami paralleli che sono stati condotti.
Nei primi tre mesi successivi all’autopsia, Benedetta Pia De Luca ha chiesto e ottenuto dalla procuratrice Elvira Antonelli tre proroghe di un mese l’una.
E’ stato un lavoro complesso, ha dichiarato l’anatomopatologa a Telemolise, al termine del quale si può confermare con certezza che la morte di Sara e Antonella è stata provocata dalla ricina che ha avuto sui loro corpi effetti devastanti.
Con il deposito del risultato delle autopsie, le indagini prendono un indirizzo definitivo che conduce gli investigatori dritti all’omicidio premeditato aggravato dall’uso del veleno.
E a questo punto, le ricerche parallele avviate martedì scorso al Robert Koch Institute di Berlino dall’equipe guidata da Chirstian Herzog assumono una rilevanza diversa.
Non tanto quelle che devono essere ripetute sul sangue di Antonella e Sara, quanto sui campioni prelevati a Gianni e ad Alice Di Vita lo scorso 30 di giugno. La Procura di Larino ha chiesto di verificare se il loro organismo abbia sviluppato anticorpi alla ricina, assunta eventualmente in dosi tali da non provocare le stesse drammatiche conseguenze che hanno ucciso mamma e figlia.
Le sofisticatissime tecniche in possesso degli esperti tedeschi, inoltre, potrebbero consentire di rilevare tracce di ricina sugli alimenti, mai analizzati in Italia, e oggi trattati nei laboratori di Berlino.
Ancora piĂą decisivo, infine, potrebbe rivelarsi il nuovo sopralluogo, che la Procura ha indicato possibile ai primi di agosto, nella casa di Pietracatella dove la polizia criminale tedesca, con gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e i super esperti dell’equipe di Herzog cercheranno tracce di veleno su mobili, vestiti e suppellettili con tecniche messe a punto in anni di esperienza sulla ricina.



