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sabato, Maggio 30, 2026

Pietracatella, nessun computer sequestrato all’Istituto Agrario di Riccia

AperturaPietracatella, nessun computer sequestrato all'Istituto Agrario di Riccia

Nessun computer sequestrato all’Istituto Agrario di Riccia. Gli unici apparecchi elettronici nelle mani dei tecnici della Polizia sono quelli prelevati nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella.
Gli inquirenti smentiscono le voci circolate nelle ultime ore e collegate all’interrogatorio dell’insegnante di matematica di quella scuola, sentita per la terza volta in Questura, che ha fatto parte insieme a Laura Di Vita della organizzazione del premio De Andrè che da qualche anno si svolge in paese, voluto da Gianni quando era sindaco.
Negli uffici della squadra Mobile si intrecciano i racconti delle persone sentite in questi mesi, ormai più di centoventi, per provare ad incastrare i tempi degli effetti della ricina sull’organismo e le cene consumate nella casa di via Risorgimento nei giorni di Natale.
Proprio il 25 dicembre, Sara e Antonella hanno cominciato ad avvertire i primi sintomi di un malessere che ha condotto entrambe alla morte.
Per capire in quanto tempo abbia fatto effetto la ricina, la Procura ha ampliato l’equipe dei consulenti e incaricato Carlo Locatelli e Daniele Merli di affiancare la medico legale Benedetta Pia De Luca.
Ad accompagnare Sara per la seconda volta al Pronto Soccorso del Cardarelli sono stati lo zio e la sorella Alice: farfugliava, ha raccontato la ragazza a Marco Graziano e ad Elvira Antonelli.
Anche Antonella aveva dolori e riusciva a muoversi con difficoltà. Davanti agli investigatori i medici del pronto soccorso avrebbero raccontato che il giorno di Santo Stefano avrebbe rappresentato uno dei momenti cruciali rimasti impressi nella memoria di chi ha curato Sara, Antonella e poi Gianni.
L’uomo, arrivato in codice verde, avrebbe anche protestato per la lunga attesa, lamentandosi di non essere preso nella necessaria considerazione.
Ma con l’atteggiamento distante, quasi privo di coinvolgimento emotivo rispetto al contesto drammatico che si stava consumando.
Alice, su suggerimento dell’avvocato Paolo Lanese, in quelle ore aveva scritto tutto ciò che ricordava di aver mangiato insieme ai famigliari nei giorni precedenti. Appunti contenuti sull’I-phone il cui contenuto sarebbe già stato estratto dagli esperti della scientifica.
Le altre acquisizioni, ha spiegato il consulente informatico di Gianni e Alice Di Vita Giovanni Alfonso, si sono concluse in tempi più rapidi del previsto, perché i dispositivi non erano protetti da codici di accesso

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