La CGIL e il Sunia Abruzzo Molise attaccano il nuovo decreto legge “Piano Casa” del Governo, definendolo “solo propaganda” e “un’operazione elettorale priva di efficacia strutturale”. Secondo i sindacati, il provvedimento non affronta realmente l’emergenza abitativa, ma punta soprattutto alla dismissione del patrimonio pubblico e ad alimentare rendite speculative. Nel corso di una conferenza stampa a Pescara, il segretario del Sunia Abruzzo Molise, Geppino Oleandro, ha illustrato i dati regionali: in Abruzzo le famiglie in attesa di un alloggio popolare sarebbero circa 6.050. Tra il 2021 e il 2024 sono stati emessi 5.341 provvedimenti di sfratto, mentre quelli eseguiti sono stati 4.592. Secondo Cgil e Sunia, le famiglie in affitto rappresentano il 20% delle oltre 562mila famiglie residenti in Abruzzo: circa 112mila nuclei familiari, pari a 330mila persone coinvolte. Una fascia che, sottolineano i sindacati, comprende il 49% delle famiglie in povertà assoluta, con criticità più marcate tra nuclei con figli piccoli, anziani, grandi centri urbani e aree interne. Il segretario nazionale del Sunia, Nicola Zambetti, contesta anche gli stanziamenti previsti dal Governo: “La promessa di riqualificare 60mila alloggi sfitti entro un anno è smentita dai fatti, perché i 970 milioni di euro previsti in quattro anni basteranno a recuperarne meno di 35mila”. Zambetti evidenzia inoltre come, a livello nazionale, circa 100mila alloggi pubblici restino inutilizzati per mancanza di fondi, di cui circa mille in Abruzzo. Critiche anche sulle misure di welfare abitativo. Per i sindacati, il fondo di garanzia per la morosità incolpevole nell’edilizia pubblica sarebbe finanziato trattenendo quote direttamente dai canoni versati dagli inquilini, creando così “un paradosso”. Il segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, Carmine Ranieri, denuncia una situazione di crescente difficoltà sociale: “Intere famiglie, lavoratori e studenti fuori sede vengono espulsi dalle case perché non riescono più a sostenere canoni in aumento, a fronte di lavori precari, licenziamenti e stipendi fermi”. Ranieri critica inoltre la scelta del Governo di “indebolire il ruolo pubblico”, bypassando strumenti urbanistici e riducendo il ruolo di Regioni, Ater e Comuni.



