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sabato, Aprile 25, 2026

25 aprile, Pcl chiede revoca della intitolazione di via Berta

Attualità25 aprile, Pcl chiede revoca della intitolazione di via Berta

Di seguito l’intervento del Partito Comunista dei Lavoratori del Molise sul 25 aprile:

“In occasione dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo, rinnoviamo il sollecito al Comune di Isernia ad accogliere la nostra istanza formalizzata da diversi anni, onde rimuovere l’intitolazione di una delle principali strade di Isernia a Giovanni Berta, a suo tempo eretto dal regime fascista a mo’ di simbolo dei crimini delle squadracce fasciste assassine, al servizio dei padroni agrari e industriali contro le masse bracciantili, contadine e operaie; abbiamo chiesto che essa venga dedicata allo scrittore partigiano Jaime Pintor che perse la vita ai piedi di Monte Marrone durante la Lotta di Liberazione, anche per la memoria collettiva, soprattutto per le nuove generazioni locali.
Ed anche dal Molise oggi più che mai, onorare la memoria della lotta partigiana, significa far crescere la mobilitazione per cacciare il governo post missino ed i suoi epigoni locali, il più pericoloso sotto il profilo sociale e democratico nella storia repubblicana: disegni autoritari, leggi liberticide, attacca diritti sindacali, esalta il militarismo imperialista, continua a causare disastri sociali per le classi popolari con il carovita e la crisi energetica favorendo l’arricchimento di multinazionali e padroni, tagli alle spese sanitarie ed essenziali per le spese di guerra. Grazie alla legge truffa maggioritaria varata dal PD (governo Gentiloni) con il solo 27% del corpo elettorale ha il 59% del parlamento… altro che “governo del popolo”.
E così nel Molise che frana ovunque, con sanità, trasporti e ambiente sempre più devastati dalle cricche del capitale, mentre si sperperano milioni per opere inutili e dannose come il lotto zero di Isernia.
Chiediamoci come siamo arrivati dopo 81 anni dalla Liberazione ad avere questo nefasto governo post missino?
Il 25 aprile 1945 la Resistenza riscattò le masse popolari italiane nella Liberazione dalle truppe naziste di invasori e dal fascismo; la parte più consistente delle brigate partigiane col sostegno della classe operaia aspirava alla “rossa primavera” , cioè ad abbattere non solo il criminale regime fascista ma la classe capitalista che lo aveva foraggiato, per una società realmente più libera e più giusta.
Ma queste aspirazioni partigiane furono tradite e la stessa Costituzione fu resa “una rivoluzione promessa in cambio di una rivoluzione mancata”, come confessò Piero Calamandrei: la burocrazia staliniana aveva concordato la spartizione di Yalta, sicché l’Italia doveva restare sotto il dominio capitalista, e la dirigenza del PCI con i governi di De Gasperi e Togliatti agì per smantellare le forze partigiane, amnistiare i criminali fascisti, e soprattutto far tornare i padroni al potere nelle fabbriche e nello stato, ricostruendone l’apparato repressivo con il vecchio ciarpame fascista, persino approvando il Concordato di Mussolini con le gerarchie clerico fasciste.
Poi ad ogni risorgere rivoluzionario delle lotte dei lavoratori e studentesche la stessa burocrazia post stalinista e riformista si è sempre incaricata di fermarle per ottenere in cambio il compromesso di governo con i partiti dei padroni, premendo anche sulla suggestione del meno peggio così preparando sempre il peggio.
Perciò oggi ci ritroviamo con gli eredi dei reduci di Salò al governo, anche se esso si sta indebolendo: dalla sconfitta referendaria alle relazioni con il criminale Trump e col genocida Netanyahu rigettate da ampie masse popolari.
Necessita una mobilitazione straordinaria anche dal Molise: a partire da un grande sciopero generale anticapitalista organizzato senza settarismi dalla CGIL, dai sindacati di base, da tutta la sinistra politica e sociale, ad esempio per il ripristino della scala mobile, la cancellazione delle leggi di precarizzazione, per la patrimoniale straordinaria del 10% sul 10% più ricco a beneficio della sanità , istruzione e dei servizi essenziali. Per abolire le leggi liberticide, abbattere le spese militari, rompere con lo Stato criminale sionista.
Per questo occorre un’altra direzione del movimento dei lavoratori e studentesco: un vera sinistra anticapitalista, non un campo largo con i partiti del capitale, ma un campo unito della classe lavoratrice, per un governo dei lavoratori e delle lavoratrici”.

 

 

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