
“Noi restiamo tranquilli, non sono preoccupato”. Sono le dichiarazioni di Vittorino Facciolla, avvocato di Gianni Di Vita, commentando il sequestro dello smartphone della figlia Alice e non anche gli altri della famiglia: “Credo che gli inquirenti vogliano fare le attività di indagini un po’ alla volta. Probabilmente – ha detto il legale all’Ansa – in questo momento si stanno concentrando su un aspetto, poi lo faranno su altro. Lo dico con grande tranquillità – ha continuato Facciolla – stento a pensare che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad era in grado di poter gestire in quel modo Questa vicenda di Alice – ha aggiunto – mi suona nuova, io ero fermo alle attività che svolgevano sul conto di Gianni sulle quali non mi sembra ci siano dubbi, almeno per quanto mi riguarda, perché lui ha ricostruito in maniera puntuale un po’ tutto”. Sull’avvelenamento con la ricina, Vittorino Facciolla ha puntualizzato: “Gianni Di Vita non immagina minimamente cosa possa essere accaduto. Per questo fanno bene gli investigatori a fare una indagine classica, perché – ha detto ancora – se non si riesce prima a capire da dove proviene il veleno non puoi poi attribuirlo a qualcuno”. Infine, sulla possibilità che altri telefoni possano essere sequestrati: “Noi – ha concluso Facciolla – abbiamo messo a disposizione, se dovessero servire, anche gli altri dispositivi”.
Intanto in Questura a Campobasso proseguono gli interrogatori di persone informate dei fatti. L’attenzione degli investigatori della Squadra Mobile si è concentrata su alcuni compagni di classe di Sara e Alice Di Vita, del Liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, scuola da loro frequentata e altri amici .



