“R come Rider“, curata da Alessio Dimartino, per i tipi della Perrone editore, è una antologia di venticinque racconti , in cui l’artificio letterario coincide con il compito assegnato ad una rider di raccontare il vissuto da lei calpestato nella consegna del cibo in una realtà caotica come quella della grande città.La rider è una donna sola , non più giovanissima, che vive in un attico in periferia con la sua insoddisfazione , alleviata dalla presenza del suo gatto Macondo e dall’amore per l’indagine della realtà, quella che incontra ogni giorno in quelle case affamate , non solo di cibo.
La sera , quando rientra a casa , intorpidita dalla stanchezza, trova la forza di riflettere , anzi già lo fa , sul suo roboante motorino, sciogliendo i pensieri e ripercorrendo , in una pellicola non ancora sbiadita dal passare del tempo, quei volti , quegli odori, quel tanto di vissuto presente nelle case dove va a bussare per portare il “cibo”, elemento fondamentale per capire le abitudini e le circostanze che regolano la vita di ciascun avventore.
Il passaggio dal ricordo alla scrittura è rapido e naturale , perché , in fondo , lei ha sempre visto la scrittura come l’approdo sicuro , dove la liceità delle parole , l’intimità dei pensieri potesse rappresentare la ridefinizione e la riscrittura di un nuovo mondo.
Ogni sera , la cronaca della giornata, riempie il suo tempo vuoto , quando fuori i lampioni fanno strisciare la loro fioca luce lungo le feritoie del suo attico. Improvvisa così storie condite spesso di immaginazione derivate dalle sensazioni che avverte in questo o quell’incontro.
Ogni racconto dell’antologia , rimanda alla sua figura che interloquisce con le tante storie da lei raccontate.
Amori traditi o spezzati dalla definitività della morte ( “Falce di luna sull’oceano” di Marilena Ferrante) , genitori con figli disabili ( “Nicola non non non” di Alessandra Alberini)) , donne che non accettano la morte del padre e si rifugiano nella musica ( Autumn Leaves di Felice Valerio Bagnato) , anziani soli , uomini importanti , arrivati al traguardo della vecchiaia , soli e nostalgici del tempo fulgente che fu ( “L’onorevole” di Caterina Bonetti) , donne vittime di violenza (“ Un invito a cena” di Antonella Mei ) , il racconto di un’amicizia particolare ( “ Tre giorni” di Josè Morana) , la storia di un Ghost writer o la vita di una disabile sola alle prese col vivere la sua condizione ( Il riflesso di Irene” di Graziella Vizzari) , la condizione del cargiver che assiste la madre malata ( “Due pizze” di Eva Simonetti) ed altre ancora.
Questo libro restituisce , attraverso l’occhio discreto della rider , la realtà , la quotidianità delle varie stagioni della vita , abbracciate ora dal ricordo, ora dalla malinconia , ma sempre dirette ad addentare la vita per ricostruirne il puzzle impazzito dei suoi giorni.
Marilena Ferrante

Nasce a Isernia, dove vive tuttora. Docente di Lettere presso la Scuola secondaria di primo grado “San Giovanni Bosco”, giornalista pubblicista e scrittrice.
Ha pubblicato quattro raccolte poetiche: “Quel che avrei potuto dirti” (2015), “Un passo dal cuore” (2016), entrambe per Volturnia Edizioni, “Gli occhi del silenzio“ (Bertoni Editore, 2021) e “Nuda memoria” (SetArt Edizioni, 2024). Ha scritto anche il romanzo “La neve di marzo” per L’Erudita di Giulio Perrone (2021).
Molti suoi scritti sono presenti in antologie letterarie quali “Vite che tremano” (Volturnia edizioni , 2016), “Cartoline dalla terra che forse esiste” (L’Erudita, 2018) e altre ancora.



