“In quel momento si sono oscurati cielo e terra. Non ero io. Nel colpire, nella mia furia, avevo una forza che non credevo di avere”. Irma Forte, con lucidità, ma con grande dolore, spesso tra le lacrime, ha ricostruito, nel processo in Corte d’Assise, i terribili attimi dell’omicidio del marito Carlo Giancola, il 24 dicembre del 2022 a Santa Maria del Molise. Ha risposto ai suoi legali, Demetrio Rivellino e Giuseppe De Rubertis, al presidente Di Dedda e poi al PM Gaeta. Non ha voluto essere ripresa dalle telecamere. “L’ho visto venire verso di me con quel pezzo di legno e ho avuto paura. Gliel’ho strappato di mano e l’ho colpito alla testa. Non se lo aspettava, perché prima non avevo mai reagito” ha detto “il sangue è schizzato ovunque e lui è caduto dove era, ai piedi del letto. Non l’ho colpito nel letto, quante volte non ricordo.+” ha continuato Forte “Non l’ho spostato, era pesante”.
Un racconto forte quello della donna rea confessa. 47 anni di soprusi, anche botte. Quel marito che beveva, prendeva farmaci, che la limitava, ha testimoniato in aula. Lei cercava di incontrarlo il meno possibile lavorando, dopo che lui era andato in pensione. La sera prima ha detto che l’aveva colpita al labbro. “Quella mattina – ha dichiarato Irma Forte scossa – ho scaricato tutta la mia sofferenza di anni, colpendolo. Ha raccontato di aver pulito il sangue, tutto quel sangue, con uno staccio, di aver raccolto in una busta le lenzuola insanguinate per non far vedere ai figli la scena, di essersi cambiata. “Ho chiamato mio nipote” ha aggiunto, “quando ho rivisto mio marito a terra . Vieni , gli ho detto tuo zio è morto. “Quando è arrivato mi ha detto zia cosa hai fatto e ha chiamato i carabinieri. Proteggi i miei figli, li ho messi in un mare di guai” le parole che gli ha rivolto. Al Pronto soccorso a Isernia ha detto di essere stata sedata e ha riferito di essere uscita con il collare. “Aveva dolori alle spalle per la tensione, per lo sforzo fatto, penso” ha spiegato
Sono pentita. Sì – ha concluso tra le lacrime Irma Forte – volevo la libertà, ma…so di aver fatto una cosa grave”.



