Gli eccezionali eventi calamitosi che hanno interessato il territorio basso molisano in particolare, richiamano la grande solidarietà manifestata dalle popolazioni oggi in difficoltà, in occasioni analoghe verificatesi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento in altre parti d’Italia.
Nel giugno del 1879, una zona di 12 km scomparve sotto la lava dell’Etna ed una superficie di oltre 40.000 ettari di un territorio posto, in buona parte, tra le province di Mantova e Modena, fu sommersa dalla rotta del Po. Le due sciagure causarono, in quell’occasione, desolazione e miseria. A causa dell’inondazione, migliaia di persone rimaste improvvisamente prive di vitto ed alloggio furono obbligate a riparare sulle alture arginali e costrette in seguito a stendere la mano alla pubblica beneficenza. Solo qualche settimana dopo una scossa tellurica convertiva in grida ed in pianto la voce degli abitanti della zona siciliana di Acireale, dove edifici pubblici e case divennero tombe per tanti di essi. Occorreva dar subito asilo, vitto, indumenti, utensili di lavoro a migliaia di esseri umani che potevano contare, in quei tempi, soltanto sulle proprie forze per alleviare, in qualche modo, le sofferenze degli stessi e dei loro congiunti. Un pubblico manifesto dell’epoca rammenta che si trattava di “un accampamento di 30.000 infelici”, cosicché in tutta Italia si registrò una nobile gara di contributi spontanei, con erogazione di ogni genere di soccorsi. I primi a dare una dimostrazione splendida di carità furono proprio gli abitanti dei centri molisani oggi così duramente provati dalla sofferenza. La sola Amministrazione comunale di Larino, ad esempio, inviò subito, tramite la “Banca Nazionale”, la somma di £ 332,20.
Un’altra inondazione si verificò nella seconda decade del settembre 1882 nel Veneto dove, come sottolinea una nota del Comitato provinciale di soccorso sorto per l’occasione a Venezia, il disastro fu grande, “più di quanto ricorda la memoria dei viventi”. Oltre 60.000 anime furono interessate dalle rotte della Livenza, del Piave, del Brenta e del Bacchiglione trovandosi improvvisamente nella più squallida indigenza.
Anche sul nostro ristretto lembo di terra, su indicazioni della Prefettura di Campobasso e delle Sottoprefetture di Isernia e di Larino, sorsero comitati comunali per raccogliere oblazioni a favore degli inondati del Veneto. Tra i primi centri d’Italia che risposero all’appello, figura quello molisano di Montorio nei Frentani dove, ancor prima delle disposizioni impartite dai citati uffici territoriali di governo, fu costituito un Comitato composto da Tommaso Montanaro, Vittorio Cristinziani e Felice Emilio Colantonio, coadiuvato dalla civica Amministrazione presieduta dal Sindaco Giovanni Vincelli. Inoltre, per alleviare la miseria nelle zone interessate dall’inondazione, il successivo 19 novembre venne estratta in Campidoglio a Roma una tombola telegrafica. A quella grande manifestazione di solidarietà, presero parte, su specifica richiesta del Ministero dell’Interno, le 161 città italiane capoluogo di provincia o di circondario, tra cui le tre molisane di Campobasso, Isernia e Larino dove vennero formati altri Comitati, costituiti principalmente dal Prefetto o dal Sottoprefetto, dal Procuratore del Re e dal Sindaco del Comune capoluogo. A mezzo del telegrafo, furono subito comunicati i numeri estratti alle 161 maggiori città e contemporaneamente annunciati alle rispettive popolazioni che aderirono in massa a quella singolare iniziativa benefica.
Un altro appello di carità venne rivolto anche alla popolazione molisana nell’autunno del 1894, periodo in cui gli abitanti della Calabria e della Sicilia furono costretti a piangere sulle tombe dei propri cari sepolti vivi e sulle rovine delle tante abitazioni distrutte da una nuova tremenda scossa di terremoto. Anche allora il Molise non restò inoperoso; furono subito costituiti tre comitati circondariali a Campobasso, Isernia e Larino i cui componenti si adoperarono per la raccolta di offerte di qualsiasi genere. Premurose preghiere vennero rivolte contemporaneamente a tutti i sindaci dei tre Circondari, perché, con sollecitudine, le rispettive Giunte municipali nominassero dei sottocomitati incaricati di promuovere iniziative dello stesso genere.

Altro sentimento di profonda pietà si destò in seguito al nuovo disastro registrato in Calabria nell’estate del 1905. In una circolare emessa il 13 settembre di quell’anno, il Vescovo di Larino mons. Di Milia, così si espresse:“…non possiamo tacere che dopo quel gran cataclisma tellurico sono innumerevoli le famiglie disgraziate […]. Pertanto ci rivolgiamo a tutti […] per ricevere quell’elemosina che ciascuno può dare, affinché sia manifestata la bontà del cuore di tutte le famiglie della nostra Diocesi […]. Apprendiamo con grande soddisfazione, che anche le Autorità Civili di questa Città (Larino) s’interessano di ciò con nobile slancio, onde si estenda sempre più questo generoso concorso di sentita compassione in sollievo degli sventurati…”. A questo punto è opportuno ricordare che i comuni molisani maggiormente colpiti dalle scosse telluriche del 31 ottobre e del 1° novembre 2002 (San Giuliano di Puglia, Santa Croce di Magliano, Colletorto, Bonefro, Rotello, Ripabottoni, Morrone del Sannio, Provvidenti, Casacalenda, Montorio nei Frentani, Montelongo, Ururi e la stessa Larino) appartenevano proprio alla diocesi frentana e che non mancarono, anche in quell’occasione, di concorrere con grandezza d’animo a lenire le sventure toccate alla Calabria.
Poco più di tre anni dopo lo stesso mons. Di Milia fu costretto a rivolgersi nuovamente, con la massima urgenza, al clero ed al popolo dell’intera diocesi, non solo per“suffragare le anime de’ trapassati, quanto per soccorrere gl’innumerevoli infelici superstiti, rimasti improvvisamente privi di tutto” a causa degli orrendi disastri che colpirono, tra la fine del 1908 ed i primi giorni dell’anno successivo, ancora una volta la Calabria ed anche la zona di Messina. Con una circolare del 6 gennaio 1909 il Presule, confortato“per le elemosine già spontaneamente raccolte”e commosso maggiormente“allorché la mano del ricco e del povero si aprì generosa alla pubblica carità”, chiese uno sforzo maggiore ai suoi diocesani che non mancò grazie anche alla fattiva collaborazione “di tutte le autorità civili e militari, e d’illustri personaggi”. Mons. Di Milia, in occasione della Quaresima del 1909, volle indirizzare al clero ed al popolo della diocesi di Larino una significativa “Lettera Pastorale”, che riscosse notevoli consensi in ogni parte d’Italia: titolo,“I Solenni Ricordi del Cielo nelle presenti calamità”. L’interessante documento, prima di scendere nei particolari squisitamente religiosi, apre testualmente: “E’ tuttora vivissima in Italia e nell’Orbe la costernazione degli animi, per l’orrendo terremoto di Calabria e Messina. Ed è già del dominio della Storia non solo l’immane disastro ne’ suoi più terribili effetti, ma l’imponente manifestazione di compianto e di carità universale, di cui la stampa contemporanea lascerà ai posteri il più edificante ricordo”.
Le immagini, dello studio Pilone, ritraggono una vasta area compresa tra Viale Regina Elena e Piazza Vittorio Emanuele II nel cuore del centro storico di Larino interessata, nel 1962, da un eccezionale movimento franoso. Quel fenomeno, davvero straordinario, il cui ricordo è ancora molto vivo, ebbe una grande rilevanza mediatica giungendo sulle pagine di tutti i quotidiani nazionali ed entrando anche, con un apposito servizio, nell’allora unico telegiornale RAI.
Giuseppe Mammarella
Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino



