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giovedì, Aprile 9, 2026

I viaggi di Maurizio Palmieri: Tunisi “l’esotica”

AttualitàI viaggi di Maurizio Palmieri: Tunisi "l'esotica''

Riceviamo e pubblichiamo gli appunti di viaggi di Maurizio Palmieri

di Maurizio Palmieri*

L’esotica

Mediterraneo mosaico (1)
prosaico mercato (2)
punto Cardinale
scena finale del film dei pensionati (3)
Primavera araba (4)
Primma Vera Ultima Falsa
pazzia pria
del viaggio in sè
del viaggio insieme?
A un’ora è già esotica Africa (5)
odori strani risani con tè alla menta (6)
A tre giorni, delenda
CARTAgine (7) Tigre che fa le fusa
Voragine (8)
da riempire con l’ironia, (9) ipotenusa
del lato intelligente
dellaggente,
e con la catarsi, mar/e/ducat…
arò ‘a notte se fa juorno,
arò ‘o cielo se fa mare agitat’…mieze ‘a machine scassat’
(10)
però il buongiorno è buongiorno (11).

Nota 1. Tunisi, offre un mix di influenze culturali. Un insieme di tasselli come negli splendidi mosaici del museo del Bardo. Queste Pitture di Pietra (titolo del libro che ho preso
sul posto), i più ben conservati al mondo, mi hanno commosso al pari della necropoli dei bambini morti (sacrificati?). In particolare mi ha colpito una lapide, con stele votiva dedicata alla dea Tanit, situata nella semioscurità di una grotta.

Nota 2. I mercati non ad uso dei turisti, dove si assiste alla genuinità degli scambi. Si negozia sempre. Un obbligo. La Medina è stata claustrofobica per me.

Nota 3. Crocevia tra mondo arabo ed Europa. Un omaggio anche a Claudia Cardinale, nata a Tunisi e icona della città. Ci ha lasciati proprio il giorno dopo il mio arrivo. Sempre più italiani scelgono di venire a vivere qui il loro ultimo periodo di vita.

Nota 4. La Primavera di rivolta è iniziata nel 2010 in Tunisia, e si è poi estesa in altri paesi arabi, con il gesto simbolico di un ambulante che si diede fuoco.

Nota 5. La vicinissima città nordafricana è esotica perché vi si respira un’aria mediorientale.

Nota 6. Una cucina molto speziata e piccante. Aromi strani per chi non vi è abituato. Ma ti riprendi con un ottimo tè, rigorosamente alla menta. Abitudine ricorrente che diventa
rito sociale di ospitalità. Purtroppo qualche posto è maleodorante a causa dell’incuria e per l’abbandono di rifiuti.

Nota 7. Da Roma è a solo un’ora di volo quella che era la vecchia Cartagine. Era comunque molto vicina anche allora, essendo solo a tre giorni di navigazione, con il vento favorevole. Catone, in Senato, per provare quanto fosse poco distante la minaccia, mostrò i fichi freschi ivi raccolti. Terminò il discorso, come sempre, affermando “Chartago delenda est” e cioè che la città punica doveva essere distrutta.

Nota 8. Cartagine, alla fine, fu annientata dai romani, che la cosparsero di sale. Ciò testimonia come fu avversario terribile, non tigre di carta, una vera tigre che solo con la resa, dopo un’eroica resistenza, fu costretta a fare le fusa, come gli innocui gatti che girano per Tunisi e per quasi tutte le città di mare. La flotta punica era indomabile. Il porto, i cui
ruderi ho visitato, era coperto e aveva una forma circolare. Le navi venivano costruite velocemente perché i vari pezzi erano numerati e si pensa che i romani pareggiarono la potenza solo quando scoprirono la tecnica recuperando un relitto incagliatosi. I miei lettori avranno notato come mi sia divertito a usare uno stile futurista, come un quadro che dispone immagini visive, e ad esprimermi in piena libertà sintattica e grammaticale.

Nota 9. Ho trovato i tunisini molto ironici. Per essere più precisi, un misto di ironia e diffidenza. Sono contrariati per l’atteggiamento “occidentale” nei riguardi della causa palestinese, alla quale sono da sempre legatissimi. Considerano l’Occidente molto ipocrita, piegato a Israele e agli States. Molte le bandiere palestinesi e manifestazioni, non osteggiate dal pur molto autoritario Presidente, noto antisionista. Non è indifferente il fatto che anche da Tunisi sia partita una flottiglia di aiuto a Gaza.

Nota 10. In mezzo a un mare di auto malconce, compresi i taxi. Un caos, a suo modo, disciplinato.

Nota 11. Ho visto una Tunisia che guarda più lontano rispetto a Marocco e Algeria. Ho trovato i tunisini anche molto autentici. Bello trovarsi in luoghi dove un buongiorno è un buongiorno, dove cioè un saluto è vero. De Sica lo sottolineò in una scena finale del film Miracolo a Milano nel quale alcuni barboni volano via su scope, verso un mondo migliore, utopico purtroppo, in cui il valore che conta davvero non è quello del denaro, come nel mondo reale, ma quello dell’umanità.

*Scrittore e docente

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