
*Sanità territoriale: il Molise verso un modello moderno, integrato e sicuro*
Il DCA n. 9 di gennaio rappresenta una scelta politica-programmatica chiara per il futuro della sanità del Molise. Non un intervento episodico, ma un atto coerente con le indicazioni della Conferenza Stato-Regioni del settembre 2025 e con l’impianto del DM 77, che ha ridisegnato in modo strutturale l’assistenza territoriale in tutta Italia.
La discussione di queste settimane tra sindaci e struttura commissariale è legittima, ma va ricondotta dentro un quadro di responsabilità. Continuare a sovrapporre continuità assistenziale ed emergenza-urgenza significa alimentare un equivoco. La continuità assistenziale non nasce per sostituire il pronto soccorso: serve a garantire presa in carico, filtro clinico, orientamento e integrazione con la rete dei servizi. L’emergenza-urgenza è un’altra cosa, con standard organizzativi e tecnologici completamente diversi.
La riforma va nella direzione giusta perché supera la logica del presidio isolato e punta su un sistema territoriale integrato: Case della Comunità operative, telemedicina, équipe multiprofessionali, collegamento strutturato con la rete dell’ASReM. Contestualmente all’apertura delle Case della Comunità sarà attivato il numero 116/117, al quale risponderà un medico di Medicina Generale, pronto a guidare il cittadino verso il percorso assistenziale più appropriato: gestione in attesa, prescrizione terapeutica, invio a domicilio di un medico o, se necessario, chiamata immediata del 118. Questo meccanismo garantisce coordinamento, presa in carico e sicurezza, senza sostituire l’emergenza-urgenza ma integrando tutti i livelli assistenziali.
La Casa della Comunità hub & spoke sarà facilmente identificabile dai cittadini e diventerà un vero e proprio luogo di contatto e di relazioni, creando connessioni con i servizi della rete territoriale, sia esistenti che in ridefinizione organizzativa: Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), ospedali per acuti, poliambulatori e consultori, Ospedali di Comunità (OdC), Centrali Operative Territoriali (COT), Centrale Operativa 116/117, Unità di Continuità Assistenziale (UCA), farmacie dei servizi e Punti Unici di Accesso (PUA).
Inoltre, l’assistenza non sarà più limitata alla notte e ai giorni festivi, ma sarà garantita H24, 7 giorni su 7, assicurando continuità, sicurezza e presa in carico completa dei cittadini. A regime, questa organizzazione contribuirà a ridurre significativamente l’afflusso ai Pronto Soccorso e i ricoveri ospedalieri, considerando che le patologie di competenza territoriale (codici bianchi e verdi) rappresentano circa il 70% degli accessi attuali ai PS.
È comprensibile che ogni cambiamento generi timori, soprattutto nelle aree interne, dove la presenza di un servizio sanitario ha anche un valore simbolico. Ma la politica ha il dovere di guardare oltre la dimensione emotiva e di scegliere modelli sostenibili, coerenti con le normative nazionali e più sicuri per i cittadini nel medio-lungo periodo.
Difendere l’esistente a prescindere può essere rassicurante, ma non sempre è responsabile. Costruire una rete territoriale moderna, integrata e tecnologicamente supportata significa invece investire sulla qualità dell’assistenza e sulla solidità futura del sistema.
La sfida ora non è tornare indietro, ma attuare pienamente la riforma, monitorarne gli effetti e dimostrare con i fatti che la nuova organizzazione non toglie diritti: li rende più strutturati, più esigibili e più sicuri.
Consigliere regionale
*Gruppo Molise in Buone Mani*
Roberto Di Pardo



