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venerdì, Febbraio 13, 2026

Persio Caracci, illustre guastallese, Vescovo di Larino (1631-1656)

AttualitàPersio Caracci, illustre guastallese, Vescovo di Larino (1631-1656)

In occasione della sottoscrizione dell’atto di gemellaggio tra i comuni di Guastalla e Campobasso, avvenuto il 7 febbraio scorso nella città emiliana alla presenza delle rispettive autorità istituzionali, mi sia consentito far cenno alla figura storica di un illustre cittadino di Guastalla che “tenne le redini della Chiesa larinese per ben venticinque anni, con intelligenza ed amore” dal 1631 al 1656.

Si tratta del Vescovo Persio Caracci, nobile guastallese, che lasciò un segno davvero tangibile durante la sua non breve permanenza a Larino. L’opera da lui svolta è possibile ricavarla dalla corposa documentazione cartacea, custodita nell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino, la cui unica sede è posta presso l’episcopio dell’antico capoluogo frentano.

Come indicano i documenti d’archivio superstiti, sono due, in particolare, gli elementi che emergono con prepotenza dalla sua intensa azione: la cura del Seminario e la celebrazione di ben sette Sinodi che, considerata la loro straordinaria importanza, cercherò di porli in evidenza successivamente attraverso un apposito intervento.

Persio Caracci da una prima breve esperienza svolta, per circa tre anni, su espressa volontà del Papa Urbano VIII, nella ridente località francese di Carpentras, nel gennaio del 1631 fu consacrato Vescovo portandosi subito a Larino. Appena giunto nella sua nuova residenza dovette occuparsi di talune questioni legate ai beni della Mensa vescovile, ritenendo necessario interpellare a tal riguardo il suo predecessore mons. Giovanni Tommaso Eustachio, Presule questo che, nel 1616, dopo aver governato la diocesi larinese per quattro anni e mezzo, rinunciò all’episcopato per tornare a vivere umilmente a Napoli presso la sua Congregazione di origine, quella dell’Oratorio fondata da San Filippo Neri. Mons. Eustachio, con una nota del 19 aprile del 1631, informò mons. Caracci che nel 1616 fu riservato allo scrivente tutto quello che sarebbe pervenuto alla Mensa vescovile dalla vertenza sorta, sul finire del XVI secolo, tra il Duca di Termoli ed il Vescovo di Larino, quest’ultimo feudatario del Casale di Ururi, dove erano posti i territori contesi. Con quella stessa nota, mons. Eustachio, non solo incoraggiò mons. Caracci a proseguire con decisione l’azione intrapresa, ma si rese spontaneamente disponibile a rinunciare a qualsiasi beneficio personale esprimendosi in questi termini: “…dichiaro, che detta riserba fatta a mio favore, cedo totalmente a V. S. R.ma, affinché abbia il peso di far attendere a detta lite, et ottenendosi a favore, come si può sperare, tutto quello ne pervenerà sia di V. S. R.ma, e de’ suoi successori, che per me totalmente me ne spoglio, e rinunzio ad ogni mio favore con questa valitura, come fusse pubblico Istrumento…”.

Quello ed altri contrasti vennero risolti positivamente a favore della Chiesa larinese che, nel 1643, ritenne di dovere istruire un processo diocesano per la beatificazione e canonizzazione di mons. Eustachio, morto due anni prima a Napoli, dopo una vita vissuta all’insegna della preghiera e della penitenza. Questa iniziativa di mons. Caracci, che affiancò l’altra intrapresa a Napoli l’anno precedente, servì a raccogliere significative testimonianze sulle eroiche virtù di mons. Eustachio (proclamato ‘Venerabile’) cui, nel 1631, oltre alla rinuncia già posta in evidenza, venne concessa la facoltà, tanto bramata, di deporre anche l’abito episcopale.

Mons. Caracci prestò una particolare attenzione al Seminario che costruì, in un’area posta a pochi metri di distanza dalla Cattedrale, nel periodo compreso tra il 1639 ed il 1642, anno in cui, come ricorda una lapide ancora oggi incastonata su una delle pareti esterne dell’edificio, fu possibile rendere pienamente funzionale questa nuova sede che, ampliata dai suoi successori, venne utilizzata per quasi tre secoli, fino al 1936. Questa prestigiosa istituzione nacque, a norma del Concilio di Trento, il 26 gennaio 1564, prima di qualsiasi altra nel mondo cattolico. Mons. Caracci provvide alla erezione della nuova sede, corrispondente alle esigenze del tempo, preoccupandosi di dotarla di ogni mezzo necessario, tra cui i “sei mila ducati del suo” e tanti altri benefici che consentirono al Seminario larinese di raggiungere il suo massimo splendore nel secolo successivo quando riuscì ad ospitare oltre centocinquanta alunni provenienti da altre diocesi, poiché fioriva “in qualunque ranco di scienza”.

Il Vescovo Caracci ripristinò in maniera consistente l’episcopio e nel 1641, per eliminare notevoli inconvenienti, apportò sostanziali restauri alla cripta realizzata in Cattedrale nel 1492 allo scopo di accogliere la cassa di marmo contenente i resti mortali del Patrono principale di Larino e diocesi San Pardo, facendovi costruire robuste cancellate di ferro per protezione. Inoltre, tra i tanti arredi sacri di cui il Presule arricchì la Cattedrale larinese, spicca la preziosa croce astile, con impresso il suo stemma, ancora oggi in uso nelle processioni più solenni.

Mons. Caracci, dopo aver lasciato Larino, fissò la sua stabile dimora in Roma dove ricoprì importanti cariche e, il 28 aprile del 1669, ebbe parte attiva nella cerimonia di canonizzazione del Francescano spagnolo, San Pietro d’Alcantara (1499-1562), e della Carmelitana fiorentina, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1604). Nato a Guastalla il 10 luglio 1594 da Marc’Antonio e Camilla Manzini, morì nell’Urbe il 27 agosto del 1675, riconoscendo suoi eredi testamentari anche il Seminario, il Capitolo e la Cattedrale di Larino.

                                 Giuseppe Mammarella

Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Termoli-Larino

         

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