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martedì, Febbraio 3, 2026

I viaggi di Maurizio Palmieri: intervista su Marcinelle

AttualitàI viaggi di Maurizio Palmieri: intervista su Marcinelle

riceviamo e pubblichiamo l’intervista di Maurizio Palmieri che fa parte dei suoi appunti di viaggi.

di Maurizio Palmieri*


Il buio della miniera. Un’intervista

Nel 1946 ci fu un accordo di scambio tra Italia e Belgio: lavoratori contro carbone. I belgi non volevano più scendere nelle miniere. Contrarre la silicosi sarebbe spettato agli ita-liani. Intervisto Francesco F. intorno alle 9 dell’8 agosto 2025, caso vuole lo stesso giorno e ora della catastrofe di Marcinelle. Il nome è inventato perché il mio interlocutore vuole rimanere anonimo. Mi accoglie calorosamente ed inizia subito a parlare freneticamente quasi volesse trasmettermi subito tutta quella infinità di memorie che è compressa nella sua mente. Devo bloccarlo per arginare il suo impeto e porgli la prima domanda.

M.P. Signor Francesco, da dove partì?
F.F. Milano. Qui mi visitarono e partii, insieme ai compagni, per il Belgio. Il viaggio fu interminabile e in condizioni disu-
mane. Fu dura.
M.P. Come fu l’arrivo?
F.F. Ancora più duro. Ci scaricarono, -dice proprio così- e un camion ci portò al pozzo. Mi fecero scendere di mille metri e il primo giorno dovevo solo osservare. Già la mattina dopo ero a lavorare, come un animale, sdraiato, con il respiro che mi mancava.
M.P. Un inferno…
F.F. Sì. La prima volta ho avuto l’impressione di scendere all’inferno. A ripensarci oggi, sarebbe stato meglio andare a rubare.
M.P. Quindi non pensò di rifiutare di scendere?
F.F. I miei avevano troppo bisogno di essere aiutati e poi si rischiava anche di essere arrestati. Un mio amico che non ce la fece, fu prima rinchiuso nel carcere del posto e poi, insieme ad altri, ammucchiato in una caserma di Bruxelles chiamata Le Petit Chateau. A un altro italiano che rifiutò ando peggio. I secondini del carcere di Liegi lo ammazzarono. E furono assolti!
M.P. Venivate disprezzati?
F.F. Si. M.P. Quindi non pensò di rifiutare di scendere?
F.F. I miei avevano troppo bisogno di essere aiutati e poi si rischiava anche di essere arrestati. Un mio amico che non ce la fece, fu prima rinchiuso nel carcere del posto e poi, insieme ad altri, ammucchiato in una caserma di Bruxelles chiamata Le Petit Chateau. A un altro italiano che rifiutò ando peggio. I secondini del carcere di Liegi lo ammazzarono. E furono assolti!
M.P. Venivate disprezzati?
F.F. Si. I belgi erano razzisti nei nostri confronti…Noi, nel fine settimana, ci ritrovavamo in una cantina gestita da un italiano.

Preciso io che molti belgi ignoravano quel che stava acca-dendo. Ad aprirgli gli occhi e a fermare il flusso da parte delle colpevoli autorita italiane, fu la strage di Marcinelle, che ho citato sopra, del 1956. 262 minatori morti, di cui 136 italiani.
lo me la prendo con il nostro governo. Con dei bei manifesti colorati annunciava ricchi salari, vacanze, assegni familiari e comodi alloggi. Invece siamo stati deportati per qualche sacco di carbone. Siamo stati messi nelle baracche di legno dei campi che i nazisti avevano allestito per i prigionieri russi occupati nelle miniere…
Francesco si ferma, di colpo, e mi indica il cimelio che ancora conserva in bella mostra nel soggiorno dove mi ospita: la lampada ad acetilene che chiama centellina…

M.P. Qual è il ricordo più vivo di quell’esperienza?
F.F. Il rumore forte e il buio. Da allora voglio il silenzio e ho paura quando mi trovo in spazi chiusi, privi di finestre o altre aperture. I belgi erano razzisti nei nostri confronti…Noi, nel fine settimana, ci ritrovavamo in una cantina gestita da un italiano.

*Scrittore e docente

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